di Angelo Portale

Nella prima lettura di questa domenica (Libro di Giobbe 19,1.23-27a) troviamo Giobbe che sta soffrendo tantissimo. È un uomo colpito nella carne e negli affetti che non vede l’ora di morire per liberarsi da questa situazione invivibile. È per questo che dirige il suo sguardo verso la morte come soglia di transizione e fine di quel costante martirio. Riesce però ad andare oltre, a vedere cosa c’è oltre: «Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro».
Quella di Giobbe è una proclamazione di fede nella risurrezione: la morte è un passaggio che porta oltre, non un muro contro la quale ci si schianta e ci si distrugge definitivamente. La morte non è la soglia del nulla.
Detto per inciso, visto che il 2 Novembre è la commemorazione di tutti i fedeli defunti, ricordiamoci sempre: i nostri cari che sono passati all’altra vita non ci stanno dietro nella storia ma davanti. I nostri cari hanno fatto un salto davanti a noi e ci precedono in cielo. Non li abbiamo persi per sempre.
Quando Giobbe dice «Io so che il mio redentore è vivo» non sta basando la sua speranza della risurrezione su se stesso. Nessun uomo può cancellare da sé i limiti della morte. Solo Dio può farlo. Egli, che è l’autore della vita. E con buona pace di coloro che delirano di onnipotenza pensando che, grazie alle scoperte scientifiche e alle loro applicazioni nell’ingegneria medica e in alcuni settori della tecnologia, pensano appunto di poter un giorno sconfiggere la morte.
Il Vangelo di Giovanni (6,37-40) in qualche modo riprende il tema della prima lettura e mostra il piano di Dio sull’uomo: sempre la vita. La volontà di Dio è sempre la vita. La speranza della risurrezione può basarsi solo sull’onnipotenza di Dio. L’uomo, se vuole, può aprirsi a questa onnipotenza e sciogliere ogni sua angoscia di fronte alla morte. Dio non è solo onnipotente, è anche padre, cioè generatore, datore di vita. Dio non ci ha chiamato alla vita per fallire! Il suo desiderio è la vita. Ha però un limite, quello dell’amore, cioè la nostra libertà perché se l’amore viene imposto non è amore. La Buona Notizia è che possiamo dire di sì a Dio! Vogliamo perciò dirgli di sì?