di Marzio Milord

Carlo Fuortes, attuale ad della Rai, ieri ha reso pubbliche le nuove nomine dei tg Rai: il Tg1 va a Monica Maggioni, al Tg2 confermato Gennaro Sangiuliano, il Tg3 va a Simona Sala, il Gr ad Andrea Vianello mentre RaiNews a Paolo Petrecca. Sono stati accontentati tutti i partiti, tranne il Movimento Cinque Stelle; e menomale, scriviamo noi, visto che negli ultimi due anni non hanno portato nulla in quanto a competenze e contenuti ma tanto per quanto riguarda amici vicini a Vincenzo Spadafora (Beppe Convertini, venuto fuori dal dimenticatoio dopo vent’anni, Pino Strabioli, relegato per anni a Rai3 e recentemente esploso a Rai1, Alberto Matano, che dal Tg1 è passato a Vita in Diretta, Ballando con le stelle, fino a infinite ospitate con la spavalderia di uno che sa di essere intoccabile, Franco di Mare, passato dalla seconda serata di Rai1 alla direzione di Rai3, Giuseppe Carboni, dall’anonimato alla direzione del Tg1, Stefano Coletta, dalla direzione di Rai3 a quella di Rai1 con la benedizione per il 50% del Pd e per il 50% del M5S, a altri sgallettati presenti all’interno nei vari talk o come autori). Nessuna donna di rilievo nelle raccomandazioni dei grillini, ma tanti noiosi e scontati coming out maschili. E che caso!

Che “Giuseppi” s’indigni e denunci la lottizzazione fa alquanto ridere; non si sa se consigliato male o fatto agire peggio, da ieri le agenzie di stampa battono parole di Conte che sono tra il serio e il faceto, tra il razionale e l’irrazionale, tra uno che non conosce la politica e uno che fa finta di non conoscere la situazione in Viale Mazzini. Se prima l’avvocato Conte, istituzionalmente e politicamente, contava poco per le numerose gaffe e per il discutibile entourage, la sua era sembra giunta inesorabilmente al tramonto.

Al di là che c’è ancora una partita aperta sulle nomine dei “generi”, se Fuortes (insieme a suoi consiglieri, che valgono minimo dieci volte di più di quelli di Conte) non ha voluto dare spazio alle suggestioni di Di Maio, Spadafora e company, è perché da una parte i grillini sono già abbondantemente rappresentati, dall’altra non crediamo sia nelle sue intenzioni portare altra ignoranza all’interno della Rai. La tv di Stato è una macchina molto complicata e difficile da gestire, per cui la politica farlocca e la mancanza d’idee del Movimento Cinque Stelle acuirebbe in maniera indiscutibile una situazione già grave.

Con Draghi alla regia e Fuortes al comando, la Rai ha ora l’opportunità di tornare “grande”, risparmiare soldi (non tagliando i budget alle produzioni), avviare prodotti di qualità e arruolare nuove leve artistiche con basi professionali solidissime, in grado di creare, autorare e condurre programmi. È per questo che è giusto e sacrosanto che il M5S stia ben lontano da Viale Mazzini.