di Angelo Portale

San Paolo, scrivendo ai Corinzi, afferma: «[…] ci sforziamo di essere a Lui graditi». Possiamo leggerlo come: «Sforziamoci di essere a Lui graditi». Mi sono chiesto allora: “Come posso essere gradito a Dio? Cosa è gradito a Dio?”. Dio gradisce quando le nostre labbra confessano il Suo nome, cioè la Sua paternità, la Sua misericordia, perché ciò significa che nel nostro cuore c’è benedizione verso di Lui. Se c’è benedizione verso di Lui, vuol dire che gli siamo grati, e se gli siamo grati vuol dire che in qualche modo siamo in una sorta di serenità interiore, di pace, malgrado le prove della vita. Essere grati a Dio e quindi lodarlo, esprime che ci sentiamo figli. Dio gradisce proprio questo: che noi sperimentiamo la nostra figliolanza, che ci sentiamo figli nel Figlio, quindi salvati, amati, guidati. Dio gradisce che noi ci consideriamo figli, che viviamo come figli, quindi come fratelli tra di noi, nella mitezza, nell’umiltà, amando gli altri come Egli ci ha amati: gratuitamente, gratis, senza chiedere nulla in cambio.
Gesù è venuto per salvarci, non per condannarci. Ciò vuol dire che l’umanità ha bisogno di essere salvata, non di essere condannata. Gesù si è fatto nostro mediatore, nostro intermediario, ha firmato le nostre “giustificazioni” davanti a Dio.
Facciamo nostre, allora, le parole del Vangelo di questa domenica: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore».
Il teologo Massimiliano Zupi scrive: «La pace che Gesù ci lascia è di chi attraversa i conflitti ed il male, la sofferenza e le ingiustizie non risolvendole né ignorandole, non subendole né liquidandole, bensì prendendole su di sé e sopportandole. È la pace di chi, amato da Dio, ama ogni creatura e per questo copre e sopporta i limiti propri ed altrui, e crede e spera che il bene prima o poi fiorirà in ognuno (1 Cor 13,7). È la pace di chi vince il male con il bene (Rm 12,21) e con la pazienza (Gc 1,2-4), perché ha vinto su sé stesso e ha scoperto che la vita è un dono ricevuto e da donare».
Santa Teresa d’Avila ci ha lasciato un testo bellissimo sulla pace interiore: «Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto passa, nulla manca a chi possiede Dio. Nulla ti turbi, nulla ti spaventi,

tutto passa, nulla manca a chi possiede Dio. Dio solo Basta. Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Nulla ti turbi Nulla ti spaventi . Tutto passa tutto. Dio non cambia. La pazienza tutto ottiene. Nulla manca a chi possiede Dio, Dio solo basta…».