di Angelo Portale

«Figlio, compi le tue opere con mitezze, e sarai amato più di un uomo generoso. Quanto più sei grande, tanto più fatti umile e troverai gloria davanti al Signore», Siracide 3,19-21.

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Mitezza e umiltà, non presunzione e spavalderia, non arroganza e vanagloria. Sono queste le due caratteristiche spirituali e morali che, chiedendo aiuto a Dio, dobbiamo mettere in pratica nella vita di ogni giorno, per vivere come suoi figli, come fratelli tra noi, per essere autentici e fedeli a noi stessi. Né l’una e né l’altra si possiedono in modo astratto, entrambe devono essere attuate, volutamente e con coscienza, quando agiamo, nel lavoro, nelle relazioni in famiglia, tra gli amici, in ogni ambito della vita.
Il mite non gareggia, non fa guerre, non invidia, ha già il suo bene, la relazione con Cristo e quindi la pace profonda. Sa che nessuno può rubargliela se lui è vigilante, se lui ama con mitezza e umiltà. Considera tutto il resto un sovrappiù per cui non ha necessità di vedere nemici ovunque che possano rubargli il “posto” o la gloria. Il mite è stabile e non vive nella stessa ansia del guerrafondaio che ovunque vede avversari e rivali.
L’umile, innanzitutto, non sa di esserlo, per cui non dice mai «io sono una persona molto umile». Egli non ha problemi di autostima, sa quanto vale, sa dove deve migliorare, sa dove invece è ignorante e incompetente, ma sa anche che la competenza più importante è amare. Consapevole di sé, ogni giorno sceglie di amare con umiltà, sapendo che può sbagliare e quindi è disponibile a chiedere sempre perdono e a perdonare. L’umile è stabile perché vive con i piedi per terra, non si esalta, non ha bisogno di farlo perché sa dominare il suo io ferito, bisognoso di ricevere sempre approvazione dagli altri. Non ha bisogno di mantenere un’immagine non vera di sé, è consapevole che nessuna immagine creata da lui potrà mai donargli di essere contento. L’unica immagine che vuole difendere a tutti i costi è quella con la quale e stato creato: l’immagine di Dio.
In un mondo dove si fa a gara per essere sempre i primi, dove si fa la guerra per non cedere neanche una briciola o per volersene impadronire quando appartiene agli altri, dove si vive costantemente e maledettamente sempre in competizione, scegliere di essere mite e umile è la vera sfida, la vera vittoria.
La persona mite e umile, e non per complessi di inferiorità, si siede all’ultimo posto, considera la sua vita come un servizio, attende attivamente che Dio gli riveli dove “sedersi” e cosa fare. Quel posto indicato da Dio, sarà per lui, il “luogo” dove si metterà a servizio, sapendo che questo è lo scopo della vita.