di Angelo Portale

I versetti della Lettera agli Ebrei, che questa settimana la Liturgia ci fa leggere come seconda lettura, mi colpiscono molto. Ecco di seguito il testo.

«Tuttavia quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli», Eb 2,9-11.

Mi ha colpito molto anche il versetto che viene letto come antifona al Vangelo. È tratto dalla Prima Lettera di Giovanni: «Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi».
Penso che molti di noi siano cresciuti con l’idea che la santità fosse soltanto e soprattutto una sorta di perfezione morale, frutto di sforzi, rinunce, astensioni, astinenze, e simili. Tutte queste cose, però, se non sono fatte con amore e per amore, a mio avviso servono a poco. Anzi, più che alla santità possono portare a nutrire maggiormente il nostro io egoico e narcisista ed a sentirci migliore degli altri.

La perfezione a cui ci chiama Dio è la perfezione dell’amore non l’impeccabilità. Il concetto di santità è indissolubilmente legato all’amore e a Dio: è Dio che santifica, cioè dà la possibilità di essere santi; è Dio il Santo per eccellenza, il tre volte santo. Il sostantivo santo e il verbo santificare, è molto importante da dire, non hanno origine dal contesto morale, ma da quello religioso. Sono termini propri di Dio, legati alla suo essere e alla sua azione e, solo per sua concessione, possibili anche a noi. È stato il congiungimento tra il mondo etico e quello religioso che ha portato in questo termine una maggiore accezione morale.

Dio ha reso possibile la santità grazie all’incarnazione di Gesù. Tramite questo evento egli ci ha aperto la strada. È la strada dell’amore. È tramite l’amore che permettiamo a Dio di dimorare in noi. È tramite l’amore che scegliamo di separarci da ciò che non è santo (santificare significa separare) per diventare integri, completi, compiuti. La santità è compiersi nell’amore, è raggiungere pienamente lo scopo dell’esistenza. Lo scopo più alto dell’esistenza è amare. Dio ci santifica, se glielo permettiamo, mediante l’azione dello Spirito Santo che, come un avvocato (Paraclito) ci suggerisce la fiducia totale e ci spinge ad amare. Essere santi è dare carta bianca all’azione dello Spirito Santo in noi. Lo scopo dello Spirito Santo è condurci alla gloria. La gloria, per l’uomo, dell’uomo, altro non è che vivere amando. E ciò non può realizzarsi se al principio non c’è il nostro fiat a Dio che si è fatto conoscere come Amore, se si è fatto conoscere come Amore, se siamo stati capaci di riconoscerlo come Amore.