di Angelo Portale

Un gesto un po’ inconsueto quello di Papa Francesco mercoledì scorso all’Udienza. Verso la fine dell’appuntamento ha srotolato una bandiera proveniente da Bucha, ha pronunciato delle parole (visivamente pensieroso e commosso) e poi l’ha baciata. In qualche modo possiamo dire che è stato coraggioso a farlo perché qualcuno avrebbe potuto interpretarlo come un gesto mediante il quale si stesse schierando con la “politica” occidentale. Ed infatti qualcuno sui social ha interpretato questa azione come un messaggio con il quale il Papa si è allineato (ingenuamente o volutamente) con la Nato e gli Stati Uniti.
Io non credo proprio che il Papa, baciando la bandiera, abbia “baciato” la Nato o gli Stati Uniti o il Governo ucraino o l’Europa.
Baciando la bandiera, il Papa ha baciato il popolo ucraino, come un padre bacerebbe i suoi figli. Nulla di più.
Chi ha interpretato in quel modo il gesto del Papa mostra superficialità e ignoranza per non aver letto tutto il suo discorso. Un po’ prima, infatti, ricordando il viaggio a Malta, aveva detto: «Oggi si parla spesso di ‘geopolitica’, ma purtroppo la logica dominante è quella delle strategie degli Stati più potenti per affermare i propri interessi estendendo l’area di influenza economica, o influenza ideologica o influenza militare: lo stiamo vedendo con la guerra. Lo stiamo vedendo adesso. E non solo da una parte: anche da altre. Dopo la seconda guerra mondiale si è tentato di porre le basi di una nuova storia di pace, ma purtroppo – non impariamo – è andata avanti la vecchia storia di grandi potenze concorrenti. E, nell’attuale guerra in Ucraina, assistiamo all’impotenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite».
Come avrebbe dovuto dirlo più chiaramente? Il Papa non è schierato dalla parte di nessuno se non da quella dei bambini, degli anziani e di tutti coloro che questa guerra la stanno subendo. Ha condannato l’ipocrisia di tutti gli Stati potenti e con schiettezza ha manifestato le loro reali intenzioni: estendere il dominio, l’influenza economica, quella ideologica o militare e affermare principalmente i propri interessi. Ed infatti è per questo che la guerra non termina. È per questo che l’Onu ha fallito, o ha voluto fallire.
Non sappiamo con assoluta certezza se l’impotenza a cui ha fatto riferimento Francesco sia “subìta” o “voluta”, abbiamo visto però e continuiamo a vedere che l’Organizzazione delle Nazioni Unite così si sta dimostrando. A mio avviso, però, analizzando i suoi interventi, Francesco ha chiaro che tale impotenza è scelta, scelta perché non sembra chiarissimo che gli Stati Uniti desiderino la cessazione della guerra al più presto. Lo lasciano intendere anche le parole di questa domenica all’Angelus: «Siamo nei giorni che precedono la Pasqua. Ci stiamo preparando a celebrare la vittoria del Signore Gesù Cristo sul peccato e sulla morte. Sul peccato e sulla morte, non su qualcuno e contro qualcun altro. Ma oggi c’è la guerra. Perché si vuole vincere così, alla maniera del mondo? Così si perde soltanto. Perché non lasciare che vinca Lui? Cristo ha portato la croce per liberarci dal dominio del male. È morto perché regnino la vita, l’amore, la pace.
Si depongano le armi! Si inizi una tregua pasquale; ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no!, una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?».
È chiarissimo Francesco: «Perché si vuole vincere così, alla maniera del mondo?».
È una domanda rivolta a tutte le parti in causa che se presa sul serio può mettere veramente in crisi. È una domanda, ripeto, rivolta a tutti. Proprio tutti, persino al presidente dell’Ucraina. Anche lui si chieda: «Che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?»