di Abbatino

Con la sua conferenza stampa, Draghi traccia una linea di demarcazione sul passato e apre al futuro in un momento difficile, anzi difficilissimo. I contagi sono tornati altissimi, si parla di trentamila casi al giorno. Sembra impossibile, ma il green pass non è servito proprio a niente. Il fallimento dello strumento è evidente: doveva eliminare il contagio, ma la pandemia ha avuto il sopravvento. Inutile insistere, se già si pensa a restrizioni come molti mesi fa, quando l’Italia girava nell’arcobaleno dei colori e quindi delle chiusure. Inutile insistere sulla divisione tra buoni e cattivi, vax o no vax: il virus circola anche in caso di persone vaccinate. Allora Draghi lancia la manovra di oltre 30 miliardi. Sotto le aspettative per alcuni, esaustiva e/o accettabile per altri. Però tra un dato e l’altro lancia quasi ammiccamenti che lo vorrebbero candidato al colle, tra meno di un mese. E a quel punto qualcuno ha iniziato a sudare freddo, altri a piangere, altri a digrignare i denti. Se Draghi ha avviato la macchina allo start, potrebbe non dirigerla lui e questo spaventa la politica e i mercati. L’Economist altrimenti che lo scrive a fare un elogio così smisurato di questo presidente non eletto dagli italiani? La compagine di governo, i parlamentari e tutto, o quasi, l’arco costituzionale, sarebbero in difficoltà se Mario puntasse a fare il capo dello Stato. Dopo di lui chi guiderebbe un governo così arcobaleno da far impallidire la politica degli ultimi settant’anni? Mattarella ha già scelto, lui, l’attuale capo di Stato, non ci sarà.