di Gabriele Rizza

Belloni, Cartabia, Casellati, questi i nomi più “rivoluzionari” che giravano prima che tutti i leader dei partiti andassero in ginocchio da Sergio Mattarella per chiedergli la disponibilità per un nuovo mandato. Nomi “rivoluzionari” perché una di loro avrebbe potuto essere il primo Presidente della Repubblica donna. E in questa rivoluzione, novità, cesura, chiamatela come volete, si nasconde tutta l’ipocrisia e l’opportunismo della politica italiana. Diciamolo chiaramente, quando a Salvini, Letta, Conte scappavano sorrisi bonari all’idea di un Presidente donna, non è perché ci credessero, ma perché era un puro gioco per prendere tempo e giustificare le pessime figure che ad ogni scrutinio mostrava il Parlamento riunito; un gioco per mettere alle strette l’avversario politico, perché ad una donna non si può dire a priori di no, altrimenti sai che figura ci fai. E poi, complice il conformismo dominante nel mainstream, mica l’opinione pubblica poteva contestare un clima così tanto in bilico, se in nome di una donna candidata alla più alta carica dello Stato. Sponsorizzare una donna in Italia è sempre un’operazione simpatia che rinfresca il look ad ogni partito, da destra a sinistra. Il peccato più grave è che hanno giocato sul nome di profili degni di ricoprire quella carica, come lo erano le tre donne citate in apertura. Segno che ad ogni livello la presenza femminile è sempre più forte e continua per merito e non per quote rosa, per l’impegno delle famiglie che si sbattono per permettere alle figlie di studiare, dell’istruzione, una società che a piccoli passi sta cambiando. Di certo non grazie alle quote rosa e alla doppia preferenza di genere, la quale ha solo creato il meccanismo di trovare qualche donna da affiancare al maschio più forte per prendere qualche voto in più. A furia di dimostrare di apprezzare così tanto le donne, la politica le ha denigrate. Ma dalle femministe totale silenzio, solo appelli buoni per i like.
La politica ha così deciso di virare su una scelta conservatrice come Sergio Mattarella, perché alterare lo status quo sarebbe stato un pericolo per il precario equilibro di governo, trovato con tanta fatica intorno a Mario Draghi. In fondo, tutto è stato fatto in modo da non far ballare le poltrone. In Italia quando una donna sente dire così tanto che c’è bisogno di lei deve capire che la fregatura è alle spalle.