di Elisa Ielpo

Anche la politica è dalla parte delle donne: presto sarà presentato in Parlamento un nuovo pacchetto normativo volto a contrastare, con misure più stringenti, la violenza di genere e il femminicidio. Ad annunciarlo, pochi giorni fa, è stata la ministra per gli affari regionali Maria Stella Gelmini, a lavoro con le ministre Cartabia, Carfagna, Lamorgese e Bonetti per una nuova proposta di legge a favore delle donne vittime di maltrattamenti. “Puntiamo da un lato alla protezione delle donne che subiscono violenza, dall’altro a rafforzare l’efficacia delle misure sanzionatorie e interdittive. Non possiamo lasciare sole le donne che denunciano, senza stravolgere le loro vite” afferma Gelmini. L’intenzione è quella di attuare, nei confronti delle donne che decidono di denunciare, gli stessi provvedimenti a favore dei testimoni di giustizia, affinché la vittima non sia lasciata sola dallo Stato: “Non c’è niente di peggio di una donna che abbia sporto denuncia e poi sia stata abbandonata alla ritorsione del suo carnefice”;  da qui la proposta delle “scorte di Stato” che “sono una misura di tutela per i casi estremi e con il consenso di chi subisce violenze”, chiarisce ancora la ministra. Un’altra priorità fondamentale del Governo, ribadita anche dal premier Draghi, è quella di supportare economicamente le vittime, garantendo loro stabilità e autonomia, e sostenere la realizzazione di nuovi centri antiviolenza. La proposta delle ministre Carfagna e Bonetti è quella di incentivare la conversione degli immobili confiscati alla mafia in centri di accoglienza e rifugio per donne e bambini.
“La violenza di genere non si corregge solo a colpi di leggi, ma serve l’educazione, una formazione aggiuntiva e un maggior impegno per affrontare queste problematiche da più angoli, contemporaneamente” ha affermato la ministra Cartabia, introducendo così il suo intervento durante il convegno «Donne uccise dagli uomini: i numeri di una strage. Dove sbagliamo?», organizzato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e tenutosi al Palazzo della Minerva nella Sala Capitolare, in occasione del 25 novembre. La ministra ha sottolineato l’importanza di intervenire sulla formazione e specializzazione di giudici e pm e ribadito l’urgenza di intensificare la comunicazione e la coordinazione tra autorità ed istituzioni coinvolte, per salvaguardare donne e bambini. Dal contributo di Marta Cartabia è emersa la necessità di verificare costantemente che la normativa in materia di violenza di genere sia applicata correttamente e rendere le misure cautelative più efficaci. Già nei mesi scorsi, grazie anche all’impegno della Senatrice Valeria Valente, è stato previsto l’arresto in flagranza di chi viola il divieto di avvicinamento. Bisogna, tuttavia, affinare il provvedimento per evitare che il soggetto venga rimesso in circolazione nell’attesa del processo, utilizzando anche, se necessario, il braccialetto elettronico e, in caso di rifiuto di quest’ultimo, far scattare gli arresti domiciliari. “Bisogna prevenire, fermare la violenza prima che sia troppo tardi” ha concluso la ministra della giustizia, invitando, attraverso le parole dello scrittore José Saramago, alla responsabilità: “Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo”.