di Abbatino

Siamo in guerra. Epidemiologica, ma siamo in guerra. I soldati in guerra sono rappresentati dai nostri sanitari, medici, scienziati, infermieri che stanno combattendo in prima linea per arginare l’ondata drammatica di contagi, mai vista prima, che sta travolgendo l’Europa e anche l’Italia. I numeri da capogiro costringono tutte le istituzioni anche quelle scientifiche a provare ad arginare l’urto e la proliferazione del virus, che nel frattempo ha travolto ogni aspettativa. Il green pass, poi rafforzato, poi ultra rafforzato, ha dimostrato i suoi limiti, giuridici e scientifici: non era strumento sanitario, si è rivelato inutile di fronte a Omicron e discriminatorio tra i cittadini. I vaccini hanno scongiurato terapie intensive stracolme, ma non hanno impedito alla nuova variante di oltrepassare i centocinquantamila contagi in un giorno anche in Italia. Ormai non fa più notizia il fatto che persone con terze dosi si sveglino positive al COVID. Quindi, ci apprestiamo alla prima elezione del capo dello stato in una atmosfera blindata, il 24 gennaio prossimo. Sarà la prima volta durante una pandemia, la quale non abbassa la testa e rilancia. Così come viene rilanciata una votazione ultra blindata con una unica certezza: l’incertezza. Avrà un peso questo colpo di coda della pandemia sulle elezioni? Si direbbe di sì. Non c’è dubbio. Avrà la duplice funzione: salvare il governo che affronta la pandemia, scegliere un nome non scomodo per l’obiettivo. C’è poco ormai. Anche per l’Italia che soffre la situazione.