di Gabriele Rizza

Sembra ad un passo la prima modifica di uno dei trattati fondanti dell’attuale Unione Europa, quello di Schengen, approvato negli anni ’80 per regolare la piena circolazione delle persone e delle merci tra i paesi membri della nascente UE. Dopo venticinque anni di storia, la Commissione europea ha messo sul tavolo una concreta riforma del trattato e, notizia che forse non sorprenderà, l’Italia avrà poco di cui gioire. Di fatto, oltre ad inserire ufficialmente la sospensione di Schengen per motivi di salute pubblica, considerando l’improvvisa comparsa del Covid, un altro tema riguarderà i movimenti migratori interni da un paese all’altro. In particolare, oggetto della questione sono i cosiddetti movimenti secondari: ossia quando da un paese di primo approdo, quale è l’Italia, si tenta poi di arrivare in altri paesi, come nel caso di Germania e Francia. Limitare questa forma di immigrazione secondaria complicherebbe di gran lunga per l’Italia la gestione dei flussi migratori. Ad esempio, se la Germania sentisse premere troppo sui propri confini potrebbe intensificare i controlli e limitare gli ingressi di tutti gli immigrati che sono sbarcati sulle coste italiane con il fine di raggiungere il paese tedesco. Considerando che, almeno la metà degli immigrati che arrivano in Italia, sono solo di passaggio, potrebbero verificarsi delle situazioni esplosive qualora i partner europei decidessero di chiudere i loro confini.
L’Italia già paga dazio per l’ormai obsoleto Trattato di Dublino, che impone al paese di primo approdo di accogliere e assistere in prima istanza i migranti, senza che però siano chiamati in causa gli altri paesi dell’Unione Europea. Tutto è lasciato al singolo Paese, o alla saltuaria disponibilità degli altri di dividersi le quote di accoglienza. Una “combo” Dublino – nuova Schengen sarebbe potenzialmente un duro colpo alle certezze europee dell’Italia.
Intanto, per arginare il problema, Mario Draghi si muove su due fronti: da una parte accelerare i rimpatri di chi non ha diritto all’asilo mediante accordi presi questa volta dall’UE con i paesi di provenienza dei migranti, dall’altra la solita strada degli investimenti in Africa. Si riparte così da zero, dopo che lo sbandierato accordo di Malta del 2019 del governo giallorosso con Francia e Germania ha portato ad un nulla di fatto. Si prevedeva una distribuzione regolata degli immigrati dal paese di primo approdo, ma su base esclusivamente volontaria. Finché il tema immigrazione sarà trattato solo come volontariato e non in modo organico, l’Italia sarà sempre in mezzo alla tempesta. A danno di tutti, a partire dagli stessi migranti.