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venerdì, 14 Giugno, 2024

Autodeterminazione della sessualità In arrivo il nuovo volume di Letizia Bonelli e Luigi Iocca

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Negli ultimi decenni il tema della sessualità e degli aspetti ad essa collegati,  come la definizione della stessa,l’appartenenza o l’orientamento affettivo/sessuale verso un genere piuttosto che l’altro, ha ricevuto una grande quantità diattenzioni sia dai media che in letteratura scientifica.

Si tratta, infatti, di un tema molto complesso per la grande varietà di sfumature legate alla sessualità. Studi e ricerche prodotte negli ultimi anni,  hanno evidenziato una dimensione ben più complessa della dicotomica distinzionemaschio/femmina, passando attraverso una complessa situazione psicologica (fatta di discriminazione, di consapevolezzadi sé stessi e del proprio corpo, di accettazione da parte della società, di stigmatizzazione del proprio status sociale, diinteriorizzazione ed elaborazione dei propri vissuti emotivi, di ansie, paure, depressione, ecc).

Bisogna ricordare, infatti, che nella società odierna, la condizione di disapprovazione rivolta alla non conformità digenere ha un’influenza ancora molto marcata, tanto da sfociare spesso in pregiudizi e discriminazioni. Questo fenomeno èstato recentemente approfondito nella letteratura scientifica, ed è stato denominato minority stress (Meyer, 2003). Questo aspetto particolare di stress afferisce a quelle persone che fanno parte di ranghi sociali stigmatizzati e a gruppi di minoranze che, nel decorso della loro vita, sovente si sono trovati ad esperire stress e situazioni  traumatiche fatte diviolenze, atteggiamenti discriminatori e stigmatizzazione.

Avere la consapevolezza di appartenere ad un genere diverso da quello conferito al momento della nascita, ha generato una condizione di patologizzazione dell’orientamento sessuale.

Dott.ssa Letizia Bonelli

Si riteneva, infatti, che le persone definite “gender variant”, (quelle persone il cui genere sessuale non è legato agli stereotipi socialmente accettati rispetto al genere sessuale) potessero essere affetti da un disturbo psichiatrico che nel DSM, inizialmente era stato definito come “disturbo dell’identità di genere”; successivamente, la nomenclatura è stata modificata in “disforia di genere”. Si è avuta la necessità di un apparato normativo che garantisse i diritti delle persone con disforia di genere, a questo è stata utile la Legge 164 del 1982 che regola la transizione di genere in Italia, e riconosce il diritto di essere presi in carico presso il sistema sanitario nazionale. 

Fare chiarezza su questo tema è essenziale perché si capisca l’entità della questione affrontata, ma orientarsi tra i concetti e i termini inerenti il tema della sessualità non è sicuramente semplice.

La formazione e definizione dell’identità sessuale presenta una grande complessità, soprattutto dovuta al fatto che sono implicati fattori ambientali, culturali, psicologici che ne condizionano lo sviluppo e l’espressione.

Nelle persone con disforia di genere con un’incongruenza tra identità di genere e sesso biologico, si verificano gravi forme di discriminazione, sia diretta che indiretta.

Forme di pregiudizio si riscontrano in famiglia nel momento del coming out sia riguardo il proprio orientamento sessuale, sia a proposito della scelta di iniziare il percorso di transizione. L’epilogo di tutto ciò, sono episodi di esclusione sociale anche per quanto riguarda il tema del lavoro: sono emerse delle situazioni in cui l’identità, ad esempio, transgender è stata un elemento discriminante nella ricerca di un impiego.

Dott. Luigi Iocca

Un ulteriore situazione sfavorevole che le persone con disforia di genere possono vivere, riguarda i livelli sproporzionati di stigma che si trovano ad affrontare nelle varie situazioni sociali. Lo stigma è quel complesso processo psico-sociale che spinge le persone che appartengono ad una maggioranza identitaria ad assegnare, ad una persona o ad un gruppo, un’accezione negativa, tale da declassarli ad un rango inferiore. Da qui, si generano anche le condizioni per uno stigma strutturale, cioè in quelle condizioni sociali, norme culturali e politiche che limitano le opportunità ed il benessere delle persone con disforia di genere. Lo stigma strutturale, spesso, si traduce in forme agite, quali abuso e violenza verbale, fisica e sessuale. Ciò induce le persone che subiscono queste discriminazioni ad essere sottoposte ad alti livelli di stress (minority stress) cronico e socialmente basato, spesso ad esperire una sintomatologia psicologica importante, fatta di sintomi ansiosi, depressivi, fino ad arrivare al suicidio. Dal momento che la disforia di genere è una condizione potenzialmente riscontrabile già nei bambini a partire da circa tre anni e negli adolescenti, sarebbe opportuno poter creare degli eventi di sensibilizzazione verso il tema, promuovendo la cultura dell’inclusione e dei diritti delle persone. Fondamentale importanza, dunque, riveste l’educazione rivolta, sia ai professionisti della salute, ma anche, a tutti coloro che si interfacciano con persone con disforia di genere nelle varie fasi in cui possono trovarsi rispetto al loro percorso, ed anche della società, del mondo della scuola, del lavoro, al fine di poter superare stigma e pregiudizi che hanno un forte impatto individuale e personale su chi ha queste difficoltà. Gli aspetti psicologici legati alla discriminazione, alla non accettazione sociale e, talvolta, familiare, alla labile tutela sociale e giuridica ancora inadeguata, contribuiscono a creare un’ambiente poco favorevole alle persone con disforia di genere. Tutto ciò, rende necessario poter offrire trattamenti psicologici sia individuali che familiari o di gruppo. L’obiettivo di una terapia psicologica è quello di trovare la modalità per massimizzare il benessere mentale complessivo di una persona, la sua qualità della vita e la sua autorealizzazione. La persona deve sentirsi sostenuta a livello individuale su più dimensioni che riguardano il sostegno alla persona, l’accettazione di sè e del proprio corpo, al modo di presentarsi agli altri, affrontare il processo di cambiamento, nell’eventuale scelta di terapia ormonale o di rettifica chirurgica e di consapevolezza dell’eventuali sfide familiari, interpersonali, professionali e lavorative, economiche e giuridiche.

Attualmente, la condizione socio-giuridica delle persone con disforia di genere presenta ancora delle lacune che andrebbero colmate. Seguendo le linee guida della Carta dei diritti fondamentale dell’UE per il diritto antidiscriminatorio ed il diritto alla salute, vengono salvaguardati sicuramente molti aspetti della persona con disforia di genere, ma molta strada deve essere ancora percorsa.

Dott.ssa Letizia Bonelli 
Giornalista

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