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martedì, 6 Dicembre, 2022

Arte, denuncia sociale e crisi climatica: è il momento delle artiviste

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di Martina Grandori 

L’arte non è solo bellezza ma responsabilità, il prendere una posizione, schierarsi. 

L’arte nella storia è sempre stata una forma di politica, che poi si è evoluta in certi casi in una forma di denuncia sociale, di contestazione. Ora la causa ambientale è quella denuncia, diventata per molti artisti l’ispirazione, le emergenze climatiche del nostro tempo diventano il territorio di indagine da cui partire per lanciare messaggi, per far ricordare che il mondo non è in buone condizioni di salute. Un modo per non restare inermi ma fare, l’arte può veicolare messaggi potenti meglio di altre forme di comunicazione, soprattutto da quando la street art e Instagram hanno trasformato il luogo ed il modo di comunicare, l’arte, la denuncia è nelle strade, in metropolitana, sui muri e cavalcavia. Vincenzo Trione – preside della Facoltà di Arti e Turismo allo IULM di Milano e presidente della Scuola dei Beni e delle Attività Culturali –  in Artivismo (Einaudi), un percorso che mappa, inquadra, racconta l’articolato e disomogeneo mondo dell’arte contemporanea, ma che al contempo estrapola anche una nuova forma di messaggio, politico sì per certi versi, ma anche molto ambientalista. L’arte si impegna – soprattutto attraverso le sue esponenti donne – a comunicare e sensibilizzare le masse a quell’apocalisse ecologica che è in corso partendo dalle città, fulcro di aggregazione da cui ci si auspica che si inneschi un meccanismo di cambiamento, un riscatto urbanistico in nome di una transizione sociale, culturale e comportamentale. Un messaggio politico attraverso le opere di Bansky, Zerocalcare o Tania Bruguera che attraverso il loro coraggio denunciano situazioni, arrivando addirittura ad usare i loro corpi come comunicazione estrema come Regina José Galindo, un linguaggio forte per dire la verità su fatti scomodi.

Ciascuno di questi artivisti racconta senza filtri situazioni dolorose che dormentano in maniera diversa il difficile teatro socio-politico-ambientale attuale trasformando le loro opere in arme di comunicazione e divulgazione.

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