di Gabriele Rizza

Non c’è tregua dalla furia iconoclasta del politicamente corretto. Dopo le quote razziali e gender per i film di Hollywood, la sparizione dei nomi “maschio” e “femmina” per i cavi, o l’abbattimento delle statue e dei simboli dell’America confederale, le polemiche arrivano anche ai film della Disney, in particolare al prossimo colossal Biancaneve. Non che le polemiche sul vecchio film non ci fossero mai state, qualcuno ricorderà la querelle sul bacio senza consenso dato alla protagonista per risvegliarla da quel profondo ed eterno sonno, quasi come dietro quel bacio ci fosse una forma di maschilismo in salsa patriarcale. Però in quel caso la Disney non prese nessun provvedimento, al contrario di quello che si è deciso per il recentissimo attacco intorno alla figura dei sette amici di Biancaneve, i più famosi sette nani, che porterà importanti modifiche, a lavori in corso, alla nuova pellicola.
Tutto nasce dalle parole di uno degli attori più amati della famosa sere Il Trono di spade, Peter Dinklag, affetto da una forma di nanismo: “È una favola arretrata che racconta di sette nani che vivono in una grotta, ed occorrerebbe dunque riscriverla se si vuole essere progressisti“, aggiungendo però i complimenti alla produzione per aver scelto come attrice nel ruolo di Biancaneve una “meticcia”, Rachel Zegler – madre colombiana e padre di origine polacca. Ed ecco però, questa volta, la presa di posizione della Disney su Entertainment Tonight, comunicata tramite un portavoce, che ha affermato: “per evitare di rafforzare gli stereotipi del film d’animazione originale, stiamo adottando un approccio diverso con questi sette personaggi e ci siamo consultati con i membri della comunità di persone affette da nanismo”.
Il problema è che il politicamente corretto in cui è caduto Peter Dinklag è sempre quello del presente come unico tempo possibile e reale, e cioè mettere da parte secoli di storie, culture e leggende, perché la storia dei nani di Biancaneve nulla ha a che fare con quella forma di nanismo, purtroppo spesso derisa e poco ascoltata, di cui soffrono molti cittadini del terzo millennio. I nani di biancaneve sono semplicemente nel solco di quella tradizione letteraria nordica fatta di folletti e piccoli esseri, qualcosa aldilà (e molto meglio) dell’essere umano. Anche Tolkien nel novecento non avrebbe mai immaginato gli Hobbit e il loro modo di vivere in grotte scavate nelle colline senza aver studiato quella tradizione letteraria, che va dall’Irlanda ai paesi scandinavi. Non possiamo rinnegare il nostro patrimonio artistico e culturale in nome di una problematica posta in modo superficiale nel presente. Non ci sorprende che ogni eliminazione della storia viene dal paese senza storia per eccellenza, gli Stati Uniti.