di Martina Grandori

3.500 tonnellate di CO2 in meno nell’arco di un anno e un risparmio di 1.800 tonnellate e equivalenti di petrolio: ecco le stime riportate da Aldo Bugliano, Consigliere Comunale di Milano, da sempre attento al complesso mondo del risparmio energetico se nel capoluogo lombardo decollerà il progetto per teleriscaldare 11.000 abitazioni sfruttando i 96 pozzi di prima falda.

La questione dell’oro blu, come viene chiamata l’acqua, evidenzia come una risorsa basilare e prioritaria, un bene comune dell’umanità, stia rappresentando un interesse economico tale da essere paragonato a un bene di consumo e di mercato, Maude Barlow e Tony Clarke hanno scritto nel 2002 un libro in merito intitolato, appunto, Oro Blu. Da qui l’importanza per contribuire ad una riduzione di emissioni degli impianti di riscaldamento urbano di adottare sempre più in larga scala il teleriscaldamento, sistema che comporta l’eliminazione dei costi di acquisto della caldaia e una riduzione dei costi di esercizio e manutenzione rispetto agli impianti termici tradizionali. Dal punto vista ambientale, il teleriscaldamento garantisce una maggiore efficienza energetica, un risparmio del combustibile utilizzato ed un minor consumo di fonti primarie di energia di origine fossile. Una soluzione, quella del teleriscaldamento, in continua evoluzione grazie al progredire delle tecnologie e della sensibilizzazione alla decarbonizzazione da parte dei Comuni. In sostanza la canonica caldaia viene sostituita da un semplice scambiatore termico che trasferisce il calore prelevato dalla rete all’impianto di distribuzione interna dell’edificio, producendo anche l’acqua calda per lavarsi. Per produrre acqua calda, il teleriscaldamento, a differenza degli altri sistemi più inquinanti, sfrutta diversi tipi di fonti di natura green: rinnovabili (bioenergie, biomasse, solare, geotermico), cogenerazione ad alto rendimento (produzione combinata di energia elettrica, o meccanica, e calore), recupero di calore altrimenti disperso (da attività industriali, centrali termoelettriche, termovalorizzazione dei rifiuti urbani residui) e pompe di calore. Ora a Milano sono 96 i pozzi di prima falda, le miniere in cui scorre  ad una temperatura fra i 10 e i 15 gradi l’oro blu e che potrebbero diventare la sorgente per un riscaldamento green grazie ai fondi Ue Horizon 2020 (15 milioni di euro, 10 dei quali per costruire nuove reti e 20  milioni di euro di capitale privato messo a disposizione dalle aziende energetiche coinvolte) per produrre energia sostenibile. Il progetto pilota parte dal Municipio 5 (zona Tibaldi), A2A sfrutterà la Roggia Vettabbia per realizzare una rete di teleriscaldamento capace di usare le basse temperature e di riscaldare la sede del Municipio 5 in viale Tibaldi, la scuola dell’infanzia in via Giambologna e un condominio all’incrocio tra via Balilla e via Zamenhof. 

Una grande opportunità per Milano nell’ambito della battaglia contro l’inquinamento e lo spreco energetico.