di Susanna Russo

“Il blocco non ci sarà, alle banchine potrà accedere chi vuole”, questo dichiarano gli organizzatori dello sciopero dei portuali no Green Pass, partito dal Porto di Trieste, allargatosi poi a quello di Ancona e Genova.
Eppure ci sono già 2000 persone radunate davanti al varco 4 del Porto, i volti stanchi di chi, pur di far sentire le proprie ragioni, ha raggiunto il presidio quando ancora albeggiava, ha indossato il gilet giallo, ed ora rischia anche un provvedimento penale, perché, come dichiarato dal Prefetto, questo sciopero è illegittimo.
Coloro che non indossano alcun gilet sono operai accorsi da tutto il nord Italia per unirsi alla protesta contro il Green Pass. Non si può parlare in questo caso di “no vax”, perché la maggior parte dei manifestanti è vaccinata, ma si batte contro l’imposizione della carta verde per poter esercitare il diritto al lavoro.  Stefano Puzzer, leader del sindacato autonomo che porta avanti questa protesta, dichiara che “la manifestazione per la libertà pacifica proseguirà finché il Green Pass non verrà eliminato”, altre fonti fanno trapelare che, per il momento, ci si sia organizzati per una decina di giorni.
Questo è, per ora, l’epilogo della vicenda, che in realtà è ancora tutta in divenire; ma facciamo qualche passo indietro per capire come ha avuto inizio questo movimento di protesta.
Giusto qualche giorno fa il Viminale, in accordo con Palazzo Chigi, concede alle imprese private di prendere in considerazione la predisposizione di tamponi gratis per i propri dipendenti, per evitare difficoltà insormontabili. Draghi però rimane fermo sulle sue posizioni, e non dà alcun appoggio a queste nuove concessioni.
Non finisce qui, infatti dopo poco vengono concessi tamponi gratuiti ai lavoratori portuali di Trieste, e qui arriviamo ad oggi. I portuali avrebbero potuto rallegrarsi di questa concessione speciale, ma decidono di diventare i portavoce di tutti i lavoratori italiani, e mettono in piedi la protesta.
Ecco come Lamorgese, compiendo un altro passo falso, attraverso una semplice concessione, rischia di buttare per aria tutto un sistema di restrizioni insindacabili, che fino ad ora, nonostante i disordini, non avevano dato cenno di cedere.
Nel varco aperto da Lamorgese tentano infatti di infilarsi subito i sindacati che, dopo pochi minuti dalla pubblicazione della circolare del Viminale, chiedono che la possibilità in questione venga estesa a tutto il settore dei trasporti.
Insomma, è solo il 15 Ottobre, primo giorno della nuova stretta, ma la presa sembra già allentarsi un po’.