di Daniela Labadia

Ieri, mercoledì 2 febbraio si è celebrata in tutto il mondo la Giornata Mondiale delle Zone Umide, World Wetlands Day, dedicata a laghi, stagni, paludi, risorgive e lagune.
Value, Menage, Restore, Love Wetlands,valorizzare, gestire, ripristinare, amare le zone umide è lo slogan scelto per questa edizione.
La scelta di questa data coincide con il giorno in cui è stata firmata la Convenzione di Ramsar, il 2 febbraio 1971, ufficialmente nota come Convenzione sulle zone umide di importanza internazionale (Convention on Wetlands of International Importance), primo atto intergovernativo riguardante la conservazione degli ecosistemi naturali.
Le Zone Umide sono aree chiave per la sopravvivenza sul pianeta Terra, dove la biodiversità riesce ancora a salvaguardarsi.
La Convenzione è stata ratificata e resa esecutiva in Italia con il DPR n. 448 del 13 marzo 1976 e con il successivo DPR n. 184 dell’11 febbraio 1987.
Ai sensi della presente Convenzione si intendono per zone umide le paludi e gli acquitrini, le torbiere oppure i bacini, naturali o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra, o salata, ivi comprese le distese di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non supera i sei metri. Ai sensi della presente convenzione si intendono per uccelli acquatici gli uccelli ecologicamente dipendenti dalle zone umide.
Avere riserve idriche ci permette di far fronte a eventi meteorologici straordinari come alluvioni e siccità.
Basti guardare quello che sta accadendo nel nord Italia dove non piove da giorni e giorni. Le precipitazioni sono talmente scarse che il fiume Po è in secca come nei periodi estivi. Anche i grandi laghi, in Lombardia e in Piemonte, presentano un volume dacqua molto basso rispetto alla stagionalità nella quale ci troviamo.
Un inverno mite che ha provocato il risveglio anticipato della natura con i mandorli già fioriti in Sicilia e le mimose anchesse in fiore da nord a sud del Paese con largo anticipo, rispetto al tradizionale appuntamento dell8 marzo.
Tutto questo avrà gravi conseguenze anche sullagricoltura, perché tutte le coltivazioni avranno bisogno di ingenti quantità dacqua per crescere forti e rigogliose nellimminente arrivo della primavera.
La siccità è diventata la calamità più rilevante per lagricoltura italiana negli ultimi anni con danni stimati, in media, di un miliardo di euro lanno: i cambiamenti climatici hanno modificato la distribuzione stagionale delle precipitazioni nel nostro Paese.
Nel PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sono previsti investimenti nella resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche.
Le continue crisi idriche, dovute alla scarsità e alla diversa distribuzione delle risorse, hanno importanti effetti sulla produzione agricola, in particolare dove l’irrigazione costante è una pratica necessaria e una condizione essenziale per un’agricoltura competitiva. Per aumentare la capacità di affrontare le situazioni di emergenza, è essenziale aumentare l’efficienza nell’irrigazione. Gli investimenti infrastrutturali sulle reti e sui sistemi irrigui proposti consentiranno una maggiore e più costante disponibilità di acqua per l’irrigazione, aumentando la resilienza dellagroecosistema agli eventi di siccità e ai cambiamenti climatici.
Questanno il WWD ha uno speciale significato, in quanto lo scorso anno è stato riconosciuto ufficialmente anche dallAssemblea Generale delle Nazioni Unite.
Sensibilizzare autorità e cittadini verso questo tema così importante, valorizzare le risorse idriche che la natura ci mette a disposizione, riconoscerne il valore e proteggerle laddove manchi una tutela concreta. In Italia, dal 2 al 6 febbraio 2022, in molte Oasi del WWF sarà possibile scoprire le nostre zone umideattraverso visite guidate e passeggiate.