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di Patrizia Giangualano

“Quando si parla del modo più adeguato per gestire un’azienda, il termine maggiormente utilizzato è governance”. La governance riguarda le modalità con le quali le aziende sono amministrate e controllate.
La governance ha l’obiettivo di definire gli obiettivi, le strategie, il profilo e i livelli accettabili di rischio della società, attraverso la definizione di politiche aziendali, nonchè di processi per la realizzazione del modello di business, il management, delegato all’attuazione, ha invece lo scopo di realizzare quanto disposto dalla governance con una adeguata struttura organizzativa e competenze.
In realtà è importante identificare le funzioni della Corporate Governance in termini di supervisione strategica, gestione e controllo, e definire un sistema di deleghe che permetta al management di attuare la strategia e le politiche aziendali definite e che queste siano presidiate da un adeguato sistema di controllo. All’organo con funzione di controllo sono infatti attribuiti i compiti e i poteri necessari per rilevare le irregolarità nelle gestione e le violazioni delle norme, avvalendosi di tutte le unità operative aventi funzioni di controllo all’interno dell’azienda.
Nei secoli il tema della Corporate Governance è risultato essere sempre di notevole importanza sia per quanto riguarda il governo dell’impresa, sia per le ripercussioni che questo può avere sui suoi portatori d’interesse, e al giorno d’oggi la questione risulta ancora essere molto attuale.
Le regole della Corporate Governance fanno riferimento sia alle leggi ed ai regolamenti dell’ordinamento giuridico del Paese nel quale l’impresa opera sia alle regole interne all’impresa stessa. A partire dagli anni Novanta, a fronte di importanti crisi aziendali, la Corporate Governance inizia ad assumere un peso molto significativo imponendosi all’attenzione generale dei politici e dell’opinione pubblica con i primi codici di autoregolamentazione il cui obiettivo principale si sostanzia nel rafforzare la posizione degli azionisti di minoranza, innalzando gli standard di diligenza, responsabilità ed indipendenza degli amministratori; nonché adeguatezza dei sistemi di controllo. In Italia il primo codice di autodisciplina per società quotate, promosso dalla Borsa Italiana, risale al 1999, ma dobbiamo arrivare alle sue evoluzioni più articolate per vederne, pur nell’ambito della volontarietà, una applicazione sempre più stringente.
Dal quest’anno, sulla base di una maggiore maturità delle aziende e attraverso un dialogo diretto con i destinatari, trova applicazione il nuovo Codice di Corporate Governance che, fra semplificazioni e proporzionalità, introduce l’impegno dell’organo di amministrazione a perseguire il “successo sostenibile” con l’obiettivo di creare valore nel lungo termine a beneficio degli azionisti, tenendo altresì conto degli interessi degli stakeholders rilevanti. Si tratta di una novità molto importante che, nell’affidare la responsabilità della sostenibilità all’organo di amministrazione, promuove l’integrazione degli obiettivi di sostenibilità nella strategia e nel piano industriale delle aziende nonché nella misurazione delle performance del management.
Di fatto, in un mondo caratterizzato da elevata incertezza, nuovi rischi e orizzonti temporali di gestione sempre più lunghi, la sostenibilità entra in modo forte nella vita delle imprese che si troveranno ad adottare approcci innovativi di pianificazione che consentiranno di assumere maggiore consapevolezza circa la capacità di perseguire i propri obiettivi anche in condizioni di scenario avverso o a fronte di ostacoli di percorso, di espandere il pensiero e aumentare la resilienza.

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