di Patrizia Giangualano

Il 28 settembre è stata presentata da ASviS (Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile) il VI rapporto annuale sullo stato di avanzamento del nostro Paese rispetto all’attuazione dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 con un quadro organico di proposte e ambiti in cui bisogna intervenire per assicurare la sostenibilità economica, sociale e ambientale del nostro modello di sviluppo.

I dati disponibili per l’Italia mostrano come il progresso verso gli Obiettivi sia seriamente a rischio. Tra il 2019 e il 2020 il Paese mostra segni di miglioramento solo per tre Obiettivi, relativi a sistema energetico (Goal 7), lotta al cambiamento climatico (Goal 13) e giustizia e istituzioni solide (Goal 16), una sostanziale stabilità per alimentazione e agricoltura sostenibile (Goal 2), acqua (Goal 6) e innovazione (Goal 9), mentre sono seriamente peggiorati gli indicatori relativi a nove obiettivi: povertà (Goal 1), salute (Goal 3), educazione (Goal 4), uguaglianza di genere (Goal 5), condizione economica e occupazionale (Goal 8), disuguaglianze (Goal 10), condizioni delle città (Goal 11), ecosistema terrestre (Goal 15) e cooperazione internazionale (Goal 17). Per i Goal 12 e 14 l’assenza di informazioni relative al 2020 non ha permesso una valutazione completa.

Se oltre alle contingenze dell’anno si guarda come si è mossa l’Italia nel decennio trascorso, risulta che solo per cinque obiettivi ha guadagnato terreno (salute, parità di genere, energia, innovazione, cambiamento climatico), per cinque è rimasta stabile (fame, istruzione, disuguaglianze, città, pace e giustizia) e per cinque è peggiorata (povertà, acqua, occupazione, biodiversità terrestre, cooperazione). Per i rimanenti due obiettivi è stato impossibile calcolare l’andamento. 

Sulla base delle tendenze, sui 32 target quantitativi in gran parte definiti dalla UE, l’Italia potrebbe riuscire a centrare o ad avvicinarsi solo a 7, tra questi: le coltivazioni biologiche, consumi di energia e tasso di riciclaggio dei rifiuti. Negative o decisamente negative appaiono le tendenze su eliminazione delle povertà o esclusione sociale, parità di genere nell’occupazione, emissioni di gas serra, qualità dell’aria. 

Certamente esiste una consapevolezza nel governo della gravità della situazione e  anche se si stanno delineando le azioni da compiere per uscirne, ancora manca una concreta implementazione, come anche i giovani che riempiono le piazze delle nostre città, evidenziano.

Tutti questi obiettivi interconnessi fra loro hanno bisogno di una forte spinta e accelerazione. Il Governo Draghi ha fatto della transizione ecologia, il motore del cambiamento, una priorità e ha già dimostrato di saper prendere decisioni ma bisogna fare ancora più in fretta e “convincere le persone”.  

I fondi ci sono, ma per riuscire a spenderli bisogna accelerare le riforme, sviluppare un maggiore coordinamento tra governo nazionale e realtà locali e coinvolgere tutti il tessuto produttivo. Un lavoro faticoso che non puoi prescindere dal coinvolgimento intergenerazionale.