di Gabriele Rizza

Il red carpet politicamente impegnato si srotola da Hollywood fino ad arrivare in Italia. E in una campagna elettorale mai così estiva, non potevano mancare commenti dal Festival del cinema di Venezia, in corso in questi giorni. Come per Trump nel 2016 e nel 2020, anche nel Belpaese le star della musica e del cinema cercano di trainare l’opinione pubblica, per non dire i propri follower, dalla parte da loro ritenuta più giusta. Nulla di male, in fondo. Il problema è nei contenuti, nei modi, nella polarizzazione più assoluta, come una guerra fredda interna e culturale, in salsa però infantile e acida. Dal red carpet di Venezia, Elodie, rispondendo ad una domanda su Giorgia Meloni, lancia un commento che non dà spazio ad interpretazioni: “Da sempre ci sono situazioni complesse dal punto di vista femminile, dall’anno in cui è nata la donna. È incredibile come sia violenta, come sia poco donna. Sembra un gioco della sorte simpatico. Gli aspetti positivi li avrà, ma ben nascosti sicuramente. Forse ce n’è uno, che è determinata, ma questo non sempre è un bene”. Anche Matteo Salvini, qualche tempo fa, fu oggetto di attacco di un famoso duo musicale, La Rappresentante di Lista, che lanciò, letteralmente, la sua maledizione su di lui, attraverso una canzone messa sul palco di una manifestazione del leader leghista.
Le parole degli artisti sulla Meloni e su Salvini più che sorprendere, devono farci prendere atto della realtà culturale e di linguaggio dei nostri tempi, perché non sono loro a cambiare i tempi, loro sono gli effetti del nostro tempo e della società che cambia, si semplifica per assenza di contenuti e perché più il messaggio è semplice e forte più fa presa in quel contesto cannibale di concentrazione e approfondimento quali sono i social, da Instagram a Twitter, fino a TikTok. È anche la prova di come il contesto in cui ci si esprime condiziona il linguaggio e la formulazione del pensiero. Nell’epoca dell’informazione divorata e poi cestinata, delle stories e dei video di pochi secondi, dei Tweet di poche battute, c’è spazio per l’espressione ad effetto più che per un pensiero ragionato, e le indagini sulle utenze, commenti e like, dimostrano che un pensiero espresso con poche parole attira più attenzione se è forte, contro qualcuno o qualcosa più che per qualcuno o qualcosa, perché l’attacco è sempre più breve di una manifestazione delle proprie idee. In politica il risultato è una polarizzazione, uno scontro tra parti politiche prima di natura antropologica e non di programmi.
Non possiamo pero considerare Elodie più carnefice di chi invece fa politica ed esalta culturalmente più questi giovani cantanti piuttosto che intellettuali onesti e originali solo perché non fanno ad oggi presa mediatica specie tra i giovanissimi. Ad esempio, è assurdo che il Partito Democratico ignori menti libere di sinistra come il filosofo Massimo Cacciari o il giornalista di lungo corso Federico Rampini. Questi due, interpellati sulle espressioni della Elodie, hanno sorriso e tagliato corto dicendo “non spostano un voto”.