di Daniela Buonocore

Continuano imperterriti casi di violenza e bullismo fuori e dentro le scuole, tra gli adolescenti e non solo.
Tra le cause più attendibili di tali comportamenti aggressivi e nevrotici, pare vi siano quelle correlabili alle nuove serie tv, come la conosciutissima Squid Game, che sta spopolando sempre più tra i giovani del web. La serie in questione pare che abbia già ricevuto molteplici critiche da parte di genitori ed insegnanti di tutta Italia, i quali, di comune accordo, hanno richiesto la censura di quest’ultima almeno per le puntate riprodotte nel nostro Paese, chiedenro pertanto che venga effettuata una petizione per la cancellazione definitiva della serie tv di Netflix diventata ormai la più vista tra i ragazzi in tempi record.
La suddetta serie, visibile attualmente soltanto in lingua originale con doppiaggio in inglese, è stata oggetto di preoccupazioni fin dalle prime puntate, poiché pare possa, in breve tempo, istigare alla violenza gratuita gli alunni delle scuole, pertanto è stata da poco lanciato una petizione su change.org, diretta dalla commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza della Fondazione Carolina, dedicata a Carolina Picchio, che fu la prima vittima di cyberbullismo in Italia. La ragazza nel 2013 si tolse la vita dopo essere stata vittima di umiliazione; fu ripresa dai suoi coetanei, priva di conoscenza, mentre altri giocavano con il suo corpo, mirando ad atti sessuali. Il video divenne ben presto virale.
Da parte di questa associazione sono partite le prime accuse durissime rivolte a Squid Game e si è espressa la preoccupazione per gli effetti che quest’ultima avrebbe sui ragazzi.
La Fondazione, inoltre, sostiene di aver ricevuto allarmanti testimonianze in merito all’emulazione portata avanti da bambini e adolescenti, che hanno giocato o hanno visto la serie  squid game.
Il referente della Fondazione, Ivano Zoppi, insiste nel bloccare la serie perché pare sia l’unico modo per arginare i tentativi di emulazione, visto che casi di violenze sono stati registrati perfino tra i bambini di età prescolare.
Detto ciò, viene però da chiedersi come sia possibile che i bambini di età compresa tra quattro e 5 anni possano essere lasciati soli davanti alla Tv ad osservare serie televisive come Squid Game, pur essendo una proiezione destinata ad un pubblico superiore ai 12 anni, pertanto in questo caso forse la Fondazione ha ragione nell’attribuire la colpa di ciò anche alla genitorialità mancata. La censura infatti non garantisce risultati ottimi se non saranno prima i genitori stessi ad osservare e salvaguardare il bene dei propri figli.