Silvio Foddis è un prete cattolico romano che vive ed esercita il ministero in Sardegna. In questi giorni il suo nome sta rimbalzando sui social network a causa di una sua dichiarazione secondo cui per i gay bisognerebbe usare il lanciafiamme. Certe dichiarazioni, fatte con leggerezza, come se nulla fosse, dimostrano il tasso di omofobia che la nostra società ha raggiunto. Non è infatti un caso isolato. Chiunque si occupi delle tematiche glbt non passa un solo giorno senza sentire o leggere una qualche dichiarazione violenta o volgare su gay, lesbiche e trans. Ma questa è particolarmente grave, visto che viene da un prete, da uno di quelli, cioè, che dovrebbero portare avanti il messaggio evangelico, fatto di amore per il prossimo, perdono, non-giudizio e non-violenza. E invece questo prete predica l’uso della violenza e dell’omicidio contro i gay, per altro in contraddizione con quanto la Chiesa Cattolica Apostolica Romana dichiara, almeno in Italia. Da anni, infatti, la Chiesa di Roma dice che le persone glbt vanno accolte con sensibilità e delicatezza e non insultate o cacciate. Certo, devono rinunciare al sesso e all’amore, adattarsi a essere trattate come delle persone inferiori, “malate”, magari devono fare qualche “terapia riparativa”, ma di sicuro non possono essere bruciate con il lanciafiamme. Qualcuno lo spieghi a Silvio Foddis (scusate ma non riesco a dargli il titolo onorifico di “Don”) perché credo sia rimasto un po’ indietro (al medioevo, per la precisione) e necessiti di un aggiornamento.

Le dichiarazioni di questo prete non sono molto importanti in sé. Si tratta, dopotutto, di un pretino di campagna che non conta nulla e che ha avuto il suo quarto d’ora di popolarità sparandola grossa. Tra qualche giorno nessuno più si ricorderà di lui e delle sue parole. L’unica importanza delle sue dichiarazioni risiede nel fatto che esse sono molto più indicative del pensiero della Chiesa Romana di quanto possa sembrare.

Nell’aprile del 2014 in Uganda il vescovo cattolico Charles Wamika ha dichiarato pubblicamente che le persone omosessuali meritano la morte e che èbishop-wamika necessario fare pulizia anche con la violenza. Il vescovo ha invitato i genitori a consegnare i loro figli omosessuali alle autorità. Ricordiamo che l’Uganda è uno dei paesi più omofobi del mondo e che da anni è in atto, in quel Paese, una vera e propria caccia al gay con tanto di linciaggi. Fece scalpore l’omicidio dell’attivista glbt David Kato Kisule, rimasto impunito. Il prete che celebrò il suo funerale ebbe il cattivo gusto di fare discorsi omofobi proprio mentre celebrava il rito funebre per una vittima di omofobia. Le autorità ugandesi perseguitano le persone omosessuali con leggi molto rigide. Si prevede l’ergastolo per le persone omosessuali e punizioni varie anche per chi, sapendo dell’omosessualità di una persona, non la denunciasse. Insomma, si vuole la morte civile e sociale per gay e lesbiche, accusati di fare le peggiori nefandezze e di corrompere i giovani. Il capo indiscusso di questa campagna d’odio è il pastore evangelista Martin Ssempa, che predica la morte per gli omosessuali con tanto di foto porno che “dimostrano” la perversione di gay e lesbiche. La chiesa cattolica, che teme di perdere fedeli, si è accodata alla crociata. Alla faccia dell’accogliere con sensibilità e delicatezza…

E la cosa non si limita all’Uganda. In Nigeria i vescovi cattolici hanno plaudito la legge contro l’omosessualità.

Anche in Italia Silvio Foddis è in buona compagnia. Di sacerdoti o fedeli cattolici che si sono espressi e si esprimono contro le persone glbt ce ne sono tantissimi. Basti qui ricordare i diversi attacchi fatti da siti come Pontifex Roma da preti integralisti come Marcello Stanzione, famoso per i suoi diversi trattati di angelologia e recentemente protagonista di uno scandalo a sfondo sessuale.

Nessuna delle dichiarazioni citate ha dato conseguenze al suo autore. Il vescovo ugandese è ancora al suo posto e dubito che Silvio Foddis sarà in qualche modo punito. Insomma, dai fatti pare che “accettare con sensibilità e delicatezza” sia solo una formula politicamente corretta per non destare troppi polveroni nei paesi occidentali, ma che in fondo nelle stanze vaticane si pensi che sterminare le persone glbt non sia poi così grave. Lo dimostrano anche le parole di Monsignor Tomasi, rappresentante del Vaticano all’ONU, che in occasione della votazione della moratoria per depenalizzare l’omosessualità e fermare torture, carcere e morte per le persone glbt ha avuto da dire che le istanze per far pressione sui paesi omofobi “sono una chiara violazione dei diritti umani fondamentali e non possono essere giustificati in nessun caso”. Insomma, se uno odia i gay avrà pure il diritto di impiccarli, no? Il discorso di Monsignor Tomasi, che esprime la posizione del Vaticano, è molto chiara: torturare, uccidere, incarcerare le persone omosessuali è lecito e nessuno può negare tale “diritto” agli omofobi. Ovviamente quando sono i cattolici a essere perseguitati lo stesso Vaticano ragiona ben diversamente. Come dire, due pesi e due misure.

Quando Tomasi parlava all’ONU, nel 2011, il papa era ancora Benedetto XVI che come sappiamo aveva posizioni conservatrici. Ora abbiamo un papa diverso, almeno all’apparenza, che sembra essere più aperto al dialogo. Cambieranno un po’ le cose? Per ora tutto sembra fermo. Certo se le sue parole “chi sono io per giudicare i gay” fossero sincere e non semplice sfoggio di ipocrisia, Silvio Foddis dovrebbe ricevere una punizione di qualche tipo ed essere obbligato a ritrattare. Ma non credo succederà. Dopotutto per il Vaticano insultare, pestare e uccidere i gay è un “diritto umano” degli omofobi.

Enrico Proserpio