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sabato, 24 Febbraio, 2024

La visita negli Stati Uniti di Giorgia Meloni è il manifesto della suastrategia in politica estera

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Giovedì la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è recata in visita di Stato negli Stati
Uniti, la prima da quando è in carica, dove ha incontrato il presidente Joe Biden.


L’incontro tra i due leader è stato caratterizzato da un’atmosfera particolarmente cordiale:
Biden ha accolto la Presidente del Consiglio alla Casa Bianca con un abbraccio e durante il
loro colloquio nello Studio Ovale ha sottolineato come possano, ormai, definirsi amici. Non è
sempre stato così: pochi giorni dopo la vittoria del centrodestra alle elezioni legislative dello
scorso 25 settembre, il presidente statunitense si era detto preoccupato e aveva addirittura
segnalato come il risultato di Fratelli d’Italia rappresentasse una retromarcia dell’Italia
rispetto ai valori democratici che caratterizzano i paesi occidentali. Nemmeno un anno è
trascorso dal monito di Biden, eppure sembra che la postura del presidente statunitense nei
confronti del Primo Ministro italiano sia cambiata radicalmente.


Nei primi mesi di governo, Giorgia Meloni ha rappresentato una leader rassicurante per i
leader occidentali, governando in continuità, soprattutto sul fronte della politica estera, con il
suo predecessore, Mario Draghi, largamente apprezzato dall’establishment statunitense.
L’elemento che, probabilmente, ha determinato in maniera decisiva il cambio di
atteggiamento di Biden nei confronti della leadership italiana è stato il fermo e costante
supporto del nostro Governo alla resistenza ucraina. Nonostante le visioni all’interno della
coalizione di centrodestra non siano completamente allineate riguardo il supporto
economico, ma soprattutto militare, alla causa ucraina, la Presidente del Consiglio è finora
riuscita a tenere in linea i suoi alleati di governo.

La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente statunitense, Joe Biden, a colloquio nello
Studio Ovale. (Twitter)

Joe Biden e Giorgia Meloni sono piuttosto distanti nello spettro politico. Il presidente
americano è ciò che negli Stati Uniti verrebbe definito un liberal, sebbene la sua carriera sia
un manifesto della sua pragmaticità, che negli anni lo ha spinto a ben interpretare il
sentimento degli elettori americani. La Presidente del Consiglio italiana, al contrario, è
«fieramente conservatrice», come ha sottolineato durante la sua intervista con il direttore di
Sky TG 24, Giuseppe De Bellis, tenutasi a Villa Firenze, la residenza dell’Ambasciatrice
italiana a Washington. Giorgia Meloni è sicuramente più vicina, politicamente, all’ex
Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e ha in più occasioni ribadito la sua affinità con il
Partito Repubblicano, ma la leader italiana ha ripetutamente saputo dimostrare come, in
politica estera, il dialogo vada intrapreso anche, se non soprattutto, con i leader che non
possono essere considerati vicini nello spettro politico.


I temi affrontati hanno spaziato dalla guerra di invasione russa ai danni dell’Ucraina al
supporto economico e militare per il paese guidato dal presidente Volodymyr Zelensky,
passando per il ruolo centrale che l’Italia sta ricoprendo, e continuerà a ricoprire, nella
strategia europea nel Mediterraneo. Nei comunicati stampa dei due leader non è stata citata
la questione cinese, che per il governo statunitense ha finora costituito una grande fonte di
preoccupazione. Entro la fine dell’anno il Governo italiano dovrà decidere a proposito
dell’eventuale rinnovo dell’accordo con la Cina, che ha collocato il nostro Paese all’interno
della Belt and Road initiative, la cosiddetta “Nuova Via della Seta”. L’accordo era stato
firmato nel 2019 dal primo governo dell’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in
coalizione tra Movimento 5 Stelle e Lega, ed era stato ampiamente osteggiato dagli alleati
occidentali. L’Italia era stata, infatti, il primo ed unico paese del G7 ad aderire alla BRI, il più
grande progetto di soft power cinese, fortemente voluto dal presidente Xi Jinping.

La prima proposta per la Belt and Road Initiative, nel 2013. (World Bank)

La scelta del governo gialloverde fu, evidentemente, «scellerata», come sottolineato dal
ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’intervista con il Corriere della Sera, ma sembra
che il governo guidato da Giorgia Meloni sia già pronto alla marcia indietro. Nel 2020, la
giornalista di Politico, Hannah Roberts, aveva definito il nostro Paese come «l’anello debole
della catena», rappresentata dai paesi occidentali, nello scontro politico ed economico con la
Cina. Tre anni dopo, la visita di Stato di Meloni negli Stati Uniti potrebbe aver definitivamente
rinforzato quei legami la cui tenuta è stata per troppo tempo minacciata.

di Giuseppe Russo

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