di Angelo Portale

La Sapienza si lascia trovare da quelli che la cercano. Addirittura li previene! Quindi, ognuno trova quello che cerca. Ognuno è cercato da quello che cerca. Chi cerca la saggezza, la troverà. Chi desidera Dio e lo cerca, in qualche modo lo troverà. Chi cerca il bene sbagliato, troverà inquietudini. Cosa stai cercando tu? Ogni uomo cerca quello che desidera e desidera ciò che pensa sia fondamentale per la sua felicità. Spesso però i nostri desideri sono frutto di vedute parziali e quindi illusori. Inseguiamo perciò cose che, una volta ottenute, non solo non ci rendono felici ma ci lasciano delusi o generano addirittura pericoli. Noi diventiamo quello che cerchiamo. Tu, cosa vuoi diventare?
Per cercare bene è necessaria la vera sapienza. Quale è la vera sapienza? Il Salmo 89 recita
«Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza della cuore». “Contare i nostri giorni” significa renderci conto ch’essi sono contati, che noi siamo creature limitate. Avere la coscienza di essere mortali e vivere di conseguenza è la vera sapienza. Vivere con tale consapevolezza significa non cadere nei deliri di onnipotenza figli della superbia o di mammona.
Significa stare nell’umiltà e fondare la propria vita sul bene perché tutto passa e solo l’amore resta.
Qoelet scriveva: «Tutto è vanità». Tutto è “vapore acqueo”, materia inconsistente, quando manca ciò che lo rende consistente, cioè l’amore. È il bene che dà consistenza a tutto, nient’altro!
Cosa conta veramente nella vita? Certamente, tutto quello che esiste è importante ma, cos’è
veramente essenziale? Cosa ci salverà? Cosa si salverà?
Saperci mortali e limitati non ha lo scopo di farci cadere nel pessimismo e nello scoraggiamento, né quello di toglierci l’entusiasmo. No. Serve a saper stabilire le giuste gerarchie per dare ad ogni cosa l’importanza che si merita. È questa la vera saggezza: avere la lucidità per cogliere l’essenza di ogni cosa e quindi il suo valore.
La vera sapienza è la vera conoscenza, quella che ci difende dalle illusioni. Il saggio non si fa illusioni perché ha acquisito una illuminata disillusione verso ciò ch’è poco importante. Ed è per questo che soffre molto di meno.