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mercoledì, 1 Febbraio, 2023

SEGRETERIA PD: VIVA ELLY SCHLEIN PROGRESSISTA, ESTREMISTA E VECCHIA: LA CANDIDATA PERFETTA PER IL CENTRODESTRA

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Di critiche ad Elly Schlein se ne sono sentite tante ed alcune provenienti dal centrodestra. Alcune, sì, perché alla fine Elly Schlein la conoscono in pochi o forse nessuno. Classe 1985, già eurodeputata, vicepresidente di Regione Emilia-Romagna e deputata, Elly Schlein rappresenta tutto ciò di meno necessario al Partito Democratico per uscire dalla crisi più profonda della sua storia post comunista. Senza idee e con la politica di demonizzazione dell’avversario che non ripaga più, i democratici si interrogano su quale possa essere il loro posto in un’area, quella di sinistra, oramai contesa dai liberal di Italia Viva – Azione e dagli assistenzialisti pentastellati, un posto diviso tra Stefano Bonaccini, più interessato a riguadagnarsi credito nel mondo del lavoro e, appunto, Elly Schlein. Questa giovane donna è in realtà molto più vecchia di quanto sembri: le sue uniche battaglie, a parte quelle studentesche tanto care alla sinistra antagonista, sono state a favore, oltre che dei migranti, della parità di genere, della disoccupazione giovanile e dei diritti delle cosiddette “minoranze”, vale a dire tutte quelle lotte democratico-americane fuori moda da almeno tre anni e che hanno proprio condannato il PD a domandarsi se fosse meglio dire “ministro, ministra o ministr*” mentre la Pandemia e la crisi richiedevano risposte serie. Oltre a questi, quelli lanciati dalla Schlein durante la sua presentazione a Roma sono altri contenitori vuoti quali la “giustizia climatica” e la “giustizia sociale” la prima sconosciuta ai più e la seconda ridotta ad antico ed astratto “mantra” revolucionario al quale non crede più nessuno. Un minestrone vecchio, confuso, condito da uno strisciante sentimento ambientalista e dall’ anti-capitalismo stile Hollywood fine a sé stesso e ridicolo, se vogliamo, poiché proclamato da una donna appartenente proprio alla classe “del capitale”. Una figura, quella di Elly Schlein, che se risultasse vincitrice delle primarie relegherebbe definitivamente il PD a partito sempre più minoritario ed irrilevante, accelerando il processo di declino che sembra, attualmente, aver imboccato. Non si fraintenda: la possibile vittoria di Bonaccini forse non segnerà la svolta che tanti a sinistra sperano: il progressismo (leggasi assistenzialismo) del meridione è passato nelle mani di Giuseppe Conte ed il mondo del lavoro (dai dipendenti alle p.iva ed imprenditori) non nutre la benché minima fiducia nei democratici. Pur con il suo 20%, al PD è rimasto ben poco all’esterno del centro dei centri urbani che comunque strizzano l’occhio a Calenda e che forse poco apprezzerebbero un segretario caratterizzato da un virilismo più apprezzato a destra che a sinistra. Sarebbe quindi un errore criticare e non fare il tifo per la candidata Schlein, nonostante i sondaggi la diano al 23% contro il 46% di Bonaccini. A destra occorrerebbe sperare in una sua vittoria, la quale condannerebbe la nuova segretaria all’infausto ruolo di una anti-Meloni già sconfitta in partenza ed il Partito Democratico ad una profonda involuzione che consentirebbe al centrodestra di governare per i prossimi decenni.

di Roberto Donghi

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