di Susanna Russo

“Stiamo distanti oggi per abbracciarci domani”, disse  l’allora premier, Giuseppe Conte. Correva l’anno 2020, era Marzo, sono passati quasi due anni e quel “domani”, appare sempre più lontano e sfuocato.
A tratti la situazione sembra migliorare, ma, come dice il virologo Pregliasco, “la pandemia ha lo stesso moto delle onde del mare”, ed una nuova ondata, più forte e violenta della prima, anche a livello di danni economici, è sempre dietro l’angolo.
Qui si sta provando il tutto per tutto, e sulla scia dell’ “arancione rafforzato”, si è giunti ora al “Super Green Pass”, con tutta una serie di contraddizioni che ci accompagnano da quel famigerato Febbraio 2020. Per cui, chi si reca in ufficio a lavorare, può semplicemente effettuare un tampone e accomodarsi alla scrivania di fianco a quella del collega vaccinato, con la differenza che quest’ultimo, munito di Super Green Pass, potrà poi recarsi a mensa, mentre il primo ne sarà estromesso. Per chi decide di sedersi in platea e godersi uno spettacolo teatrale, è necessario il vaccino, ma se decide di recarsi a teatro con i mezzi pubblici, si ritroverà schiacciato tra centinaia di persone a cui basta un tampone per salirvici; mezzi pubblici che, ad oggi, dopo quasi due anni dall’inizio dell’emergenza sanitaria, non hanno subito nessuna intensificazione, come era invece stato promesso. E non stiamo nemmeno a chiederci da chi e come verranno effettuati i controlli su tram e metropolitane, perché già solo l’espressione “controllo a campione”, ci fa sorridere un po’.
Non meno contraddittoria la questione delle mascherine all’aperto, sulle quali, fino a poco tempo fa, dopo mesi e mesi di volto semicoperto, si sembrava essere arrivati alla conclusione che a nulla servono. Il virologo Bassetti per primo la definì “una misura inutile”, qualcun altro sostenne che le avremmo potute togliere quando il 60/70% della popolazione fosse stato vaccinato, percentuale ampiamente superata. Ma non finisce qui, perché solo alcune precise zone metropolitane necessitano di avere naso e bocca coperti; nel caso di Milano, solamente l’asse San Babila – Castello Sforzesco necessita dell’utilizzo della mascherina, ma qualsiasi via limitrofa, o qualsiasi zona altrettanto affollata, tra cui Corso Como, Corso Garibaldi, Porta Romana, Stazione Centrale, Corso Vercelli, Corso Buenos Aires, etc.., no.
Per la percentuale di popolazione vaccinata, si potrebbe ormai parlare di immunità di gregge, ed invece spaventano nuovi lockdown.
Si raccontava che sarebbe bastato il vaccino, l’unica possibilità di salvezza, la chiave per la libertà, ed invece ancora si teme che le uniche chiavi che avremo a disposizione saranno quelle per chiuderci nuovamente nelle nostre case, munite di PC per “lo smart working” e “la dad”, e lievito per l’impasto della pizza.
Per il momento, ciò che è certo, è che non ci abbracceremo domani, ma tutto sommato, insieme a quel “domani”, sta sfumando anche la voglia di riabbracciarsi.