di Martina Grandori

Dopo il calo di produzione dell’olio d’oliva di questo settembre dovuto a siccità e mutamenti climatici, dopo che la raccolta di grano duro è in crisi – sempre per gli stessi motivi delle olive –  e quindi i prezzi di entrambi questi alimenti sono sensibilmente lievitati, ora tocca alle nocciole, ingrediente principe dei dolci. Il consumo di questa eccellenza Made in Italy nel nostro Paese ha spinto imprenditori agricoli ad investire in nuovi impianti in zone non tradizionalmente vocate al nocciolo, dal 2018 sono 5mila i nuovi ettari di nocciole, purtroppo però, sempre a causa di condizioni climatiche anomale, la redditività ne risente. 

A lanciare  l’allarme è Agrinsieme, nonostante la domanda di nocciole sia in costante crescita – in qualità di frutto secco è consumato quotidianamente da chi è attento alla salute – le previsioni per la campagna corilicola nazionale 2021-2022 registrano un vistoso calo produttivo nelle aree vocate: -55% in Piemonte, -70% in Lazio e Campania e addirittura -80% in Sicilia. Il motivo è sostanzialmente uno: i cambiamenti climatici, gli stessi che hanno messo in ginocchio a settembre i produttori di olio (soprattutto quelli a Nord per via delle gelate improvvise a primavera). L’anomalo andamento meteo, con gelate repentine, prolungata siccità, temperature superiori alla media stagionale ma anche altri fattori, come i danni dagli attacchi parassitari di cimice asiatica e cimice del nocciolo e quelli causati dalla fauna selvatica alle colture. Anche la forte diminuzione di api e la conseguente scarsa impollinazione, ha contribuito al calo di produzione. 

Da una parte, il forte calo produttivo con il conseguente aumento di prezzo sul mercato della materia prima; dall’altra l’incremento dei costi di produzione per la scarsità di materia prima non facilitano la situazione alle aziende produttrici, sebbene un significativo exploit di vendite, conferma l’Italia al secondo come produttore mondiale dopo la Turchia, che a differenza nostra vede un piccolo aumento di produzione anche nel 2021/2022. Questo scenario però sta mettendo a rischio la redditività delle imprese: la produzione 2021/2022 non andrà oltre le 45-48mila tonnellate contro le 136000 dello scorso anno, un calo pari a- 67%. 

Fortunatamente però, nonostante questi fattori avversi, la qualità delle nostre nocciole è buona. L’Italia è una terra di eccellenze.