di Stefano Sannino

Che il mondo del lavoro sia ingiusto, favorendo gli uomini con salari più alti di quelli dati alle donne e con condizioni lavorative più favorevoli, non è certo un segreto.
Quello che però potrebbe stupirci di più è che esiste un ambito particolare in cui questa discriminazione è stata rovesciata, favorendo esplicitamente le donne a svantaggio degli uomini: la scuola.
Il problema della discriminazione è però proprio questo: non è mai giusta. Non è giusta se a vantaggio degli uomini e a discapito delle donne, né viceversa.
La discriminazione di genere mina il sacrosanto principio della meritocrazia, per il quale una persona dovrebbe essere giudicata non tanto per il genere in cui è nata o in cui si identifica, quanto piuttosto per le sue qualifiche a svolgere una determinata mansione.
La scuola non dovrebbe fare eccezione. Anzi, la scuola, quale luogo di istruzione e di formazione delle future generazioni, dovrebbe essere il luogo in cui più di ogni altro le differenze di genere vengono annullate in favore dei meriti accademici. Dopotutto, bambini e genitori cosa guardano in un insegnante? Che sia uomo o donna, oppure che sappia svolgere il suo lavoro e che sia qualificato al massimo per farlo?
Per la scuola italiana, mi rammarica dirlo, il genere conta più delle qualifiche.

Questo è esattamente ciò che è capitato a me, insieme a moltissimi altri neo-laureati italiani che, ingenuamente, hanno deciso dopo la laurea di fare la cosiddetta MAD (messa a disposizione) nelle scuole dellinfanzia e nelle primarie di primo grado. La MAD è un ottimo strumento per la scuola per avere insegnanti giovani e qualificati che suppliscano alle assenze degli insegnati di ruolo e per i giovani neo-laureati di approcciarsi al mondo del lavoro e dellinsegnamento guadagnando un podi vile pecunia.
Eppure, se sei un uomo, vieni scartato. Non importa il voto di laurea, il tuo curriculum, il fatto che tu possa essere uno scrittore, un ghostwriter o quante conferenze tu abbia già tenuto in giro per lEuropa: non sarai abbastanza qualificato, perché sei un uomo.
I curricula delle donne vengono, nel caso dellinsegnamento, fatti passare avanti perché ritenute più affidabili nella cura dei bambini piccoli, più adatte al ruolo di maestre.
Certo, noi uomini siamo fortunati nelle Università o nelle istituzioni di istruzione superiore dove effettivamente la quantità di professori è, se non pari, addirittura superiore al numero di professoresse. Ma siamo sicuri che questa compensazione possa bastare? Siamo sicuri che ad essere danneggiati siamo solamente noi giovani laureati di sesso maschile?

Il fatto che la donna sia, dalla scuola stessa, ritenuta più adatta alle scuole dellinfanzia significa, a ben vedere, continuare ad appoggiare inconsciamente lidea della donna che si realizza solamente come madre, come genitrice di bambini anagraficamente giovani. Per quale altro motivo una donna dovrebbe essere più adatta di un uomo ad accudire dei bambini piccoli? Per quale motivo una donna è più adatta ad insegnare lalfabeto, mentre un uomo è più adatto ad insegnare le dinamiche dei mondi possibili di Leibniz? Perché i bambini devono crescere con linsegnamento assoluto ed inconscio che sia giusto passare da un insieme di insegnanti tutto al femminile negli asili ed alle elementari ad un collegio docenti quasi tutto al maschile nelle Università o nelle secondarie di secondo grado?
Ad essere danneggiati da questa discriminazione di genere non sono quindi tanto solamente i neo-laureati, che un altro lavoro lo possono trovare, ma anche e sopratutto i bambini, che vengono abituati a pensare che questa netta divisione di genere nel mondo dellistruzione sia giusta e normale.
Vengono danneggiate le donne che continuano, per mezzo di questa discriminazione, ad essere associate solamente allimmaginifico dellinfanzia e della prima adolescenza. E la cosa grave è questa discriminazione avviene molte volte per mano di maestre di sesso femminile.
E allora io forse, come molti altri miei giovani colleghi appena laureati, non sarò stato in grado di fare il supplente nelle scuole primarie, ma mi sento comunque di scusarmi con le nuove generazioni che saranno costrette a crescere con la medesima convinzione con cui sono cresciuto io; e cioè che luomo non sia adatto a crescere i bambini, che luomo sia adatto solo alle cose superiori, più “da maschio.
E mentre i paesi di tutto il mondo approvano il congedo di paternità, noi non possiamo nemmeno insegnare alle nuove generazioni lalfabeto, perché, per citare linsegnante che ha scartato il mio curriculum e quello di ogni altro ragazzo in una scuola primaria della brianza «siete uomini»