di Susanna Russo

Melania Rizzoli è un politico, medico chirurgo e scrittrice.
Dal 2018 è Assessore alla Formazione e al Lavoro per Regione Lombardia.
Deputato dal 2008 al 2013, ha fatto parte della Commissione Affari Sociali. Dal marzo 2009 al marzo 2013 è stata componente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali.
È autrice di testi divulgativi in materia sanitaria e sociale, tra cui Perché proprio a me? Come ho vinto la mia battaglia per la vita e Detenuti. Incontri e parole dalle carceri italiane.
È candidata con Forza Italia alle prossime Politiche per la Camera dei deputati in Lombardia

Una candidatura senza garanzia di seggio, per cui dovrà abbandonare il suo assessorato.
Un atto di fedeltà nei confronti del suo partito?

«La mia è una candidatura di servizio, mi è stato chiesto di candidarmi dal Presidente Berlusconi e dalla coordinatrice regionale Ronzulli ed io ho accettato, a differenza di tanti altri che hanno rifiutato posizioni non eleggibili, trovo questa cosa scorretta nei confronti dei valori del nostro partito, per questo io ho accettato e l’ho fatto ben volentieri. Ciò però non significa che io abbandonerò il mio assessorato, continuerò a svolgere il mio ruolo di Assessore alla Formazione e al Lavoro. Solo nel caso in cui venissi eletta, dovrei optare per l’una o per l’altra posizione. La mia candidatura non è incompatibile con il ruolo che ricopro con grande passione in Regione, anche perché, in questa fase storica, il lavoro, subito dopo la sanità, è l’emergenza più impellente.»

A questo proposito, che contributo sente di aver dato all’operato della giunta Fontana?

«Soprattutto durante la pandemia, periodo in cui il tasso occupazionale è sceso vertiginosamente, noi abbiamo rafforzato le misure per incentivare l’occupazione. Regione Lombardia è la prima regione in Italia ad aver adottato questa misura, formare per assumere, attraverso la quale, in pochi mesi, abbiamo trovato occupazione a circa 8000 persone, per il 56% donne. È una misura che incentiva l’occupazione, ha avuto grande successo e continua ad averne. Il mio impegno, quindi, è stato volto soprattutto a contenere la disoccupazione, favorire l’occupazione e promuovere sempre di più la formazione.»

Abbiamo parlato della pandemia, quindi le chiedo: siamo adesso più pronti a contenerla ed affrontarla e far sì che abbia nuovamente un impatto così forte sulla dimensione economica e su quella sociale?

«Siamo sicuramente più pronti grazie alla Scienza e quindi ai vaccini. La vaccinazione su larga scala ha determinato un’immunità nazionale molto forte, al punto che le varianti del virus di Wuhan, che provocava le polmoniti interstiziali letali, sono numerose ma, soprattutto queste ultime, sono sempre più deboli; questo perché incontrano l’immunità degli italiani e, nella maggior parte dei casi, non sono più letali.
Ci aspettiamo che in autunno ci possa essere una ripresa dell’infezione, ma con varianti, per l’appunto, sempre più deboli. L’invito è quindi quello di fare la quarta dose, soprattutto per gli ultrasessantenni e per le persone fragili, che soffrono di malattie cronache, in modo da avere un’immunità sempre più rafforzata. Il Covid è ancora tra noi, ma l’intelligenza umana è riuscita a domarlo.»

L’inizio della campagna elettorale è stato preceduto da defezioni importanti. Continua comunque a riconoscere e riconoscersi nel partito che “ha sposato”?

«Io considero l’adesione ad un partito come un matrimonio e non capisco chi sceglie di sposarsi più volte, io non mi risposerei mai, il matrimonio è uno ed assoluto.
Il Presidente Berlusconi in questa legislatura ha perso tantissimi parlamentari, da Forza Italia sono transitati su altri partiti oltre 50 parlamentari, che è una perdita importante. Se vengo eletta con un partito io, Melania Rizzoli, resto fedele a quel partito e, soprattutto, grata al Presidente Berlusconi che mi ha permesso di ottenere un ruolo e una posizione così importante al servizio dei cittadini. Noi parlamentari, senatori, deputati, assessori, consiglieri, siamo eletti per essere al servizio della comunità e non per cambiare bandiera quando ci sono delle cose che non funzionano. Ecco perché non condivido la scelta di chi, con estrema libertà e disinvoltura, passa da un partito all’altro cambiando anche gli ideali e i valori per cui ha scelto di partecipare ad una competizione politica con un determinato partito.
Io sono in Forza Italia, resto in Forza Italia, e nonostante la mia sia una posizione non eleggibile, faccio campagna elettorale, lo ritengo doveroso soprattutto in un momento in cui il Presidente Berlusconi chiama a raccolta tutti i suoi fedelissimi. Io mi auguro solo che gli italiani vadano a votare in un’alta percentuale, queste elezioni sono molto importanti.»

È una combattente: ha superato una grave malattia e da allora si batte per aiutare la Scienza. Questa sua battaglia proseguirà anche in Parlamento?

«Certamente. Ho portato questa battaglia in Parlamento già nella precedente legislatura, ad esempio ho fatto mettere gli anticorpi monoclonali nel prontuario farmaceutico, unica vera grande scoperta dell’industria farmacologica negli ultimi trent’anni, si tratta di farmaci che permettono di guarire da malattie che un tempo venivano considerate incurabili.
Per quanto riguarda la mia lotta contro la malattia, posso dire che ad oggi quasi mi scordo di averla avuta; questo significa che, quando si superano certe prove, rimane un attaccamento ed un istinto alla vita che nessuno ti potrà più togliere. Dopo aver superato una prova di questo tipo non ho più paura di niente. Per il resto, io mi sono sempre occupata di sanità in Parlamento e, dopo questa tragedia legata alla pandemia, che ha penalizzato tanti altri pazienti che si sono visti messi in secondo piano rispetto al virus letale, mi auguro che possa riprendere il percorso sanitario in tutta Italia. Vorrei inoltre che la stessa eccellenza sanitaria che caratterizza la Lombardia, si estendesse nel resto del Paese, perché tutti i cittadini devono avere gli stessi diritti. La salute è ciò che di più importante abbiamo e ogni tanto ce ne scordiamo.»

Nel 2012 ha scritto il libro Detenuti. Incontri e parole dalle carceri italiane. Quanti limiti presenta lo stato italiano nella gestione delle carceri e dei detenuti? Sono tematiche su cui intende porre l’attenzione anche attraverso il suo ruolo da parlamentare?

«Questo libro ha l’obbiettivo di sollevare l’attenzione sulla condizione sanitaria delle carceri italiane. Ho fatto il giro di tutte le carceri per verificare di persona la situazione sanitaria. Ho utilizzato come esempi le storie di detenuti conosciuti proprio per accendere i riflettori su questo aspetto. Anche i detenuti hanno diritto alla tutela della loro salute, nonostante i crimini che hanno commesso.»

Ritiene che sia migliorata da allora la situazione?

«Sicuramente in molte carceri la situazione è migliorata e l’assistenza sanitaria è discreta, ancora non eccellente. C’è da dire che la pandemia è stata molto contenuta nelle carceri, lì sarebbe potuta essere esplosiva, ma non mi risulta ci sia stata una strage di vittime nelle case circondariali, questo vuol dire he il sistema sanitario funziona, potrebbe certamente funzionare anche meglio. In ogni caso questa è una causa che continua a starmi a cuore, soprattutto trovo che la carcerazione preventiva sia un’ignominia del nostro sistema giudiziario. Questo per dire che mi interesso e continuerò ad interessarmi a questa tematica, anche dal punto di vista politico.»