di Toeltius Miti Di Eri

Dopo avere saccheggiato il grano dell’Ucraina – che esportava ogni mese 4,5 milioni di tonnellate di prodotti agricoli – la Russia starebbe cercando di vendere il grano rubato ai paesi africani colpiti dalla siccità e più esposti al rischio di carestia. Secondo un avviso inviato a metà maggio dagli stati Uniti ai paesi africani, il grano rubato sarebbe trasportato da tre navi mercantili russe in partenza dai porti della Crimea controllata dalla Russia. La notizia diffusa dagli Stati Uniti ha corroborato le accuse lanciate dal governo ucraino, secondo cui, dall’inizio dell’invasione di febbraio, la Russia avrebbe rubato fino a 500.000 tonnellate di grano, per un valore di 100 milioni di dollari, e macchinari agricoli per un valore stimato tra i 15 ei 20 milioni di dollari. Venerdì 3 giugno, il presidente senegalese Macky Sall, ha incontrato in Russia il presidente Vladimir Putin e ha sollecitato la rimozione delle restrizioni che impediscono l’esportazione di grano e fertilizzanti russi. Il presidente senegalese mira a garantire l’approvvigionamento di grano dalla Russia e a evitare una grave crisi alimentare in Africa, visto che all’aumento del prezzo del grano è seguita l’impennata del prezzo dei fertilizzanti, che potrebbe portare a un crollo del 20-50% dei raccolti di cereali previsti quest’anno in Africa.
Secondo alcuni commentatori, la visita del presidente senegalese Sall ha offerto a Putin uno strumento per sfruttare i contrasti nelle reazioni internazionali all’assalto all’Ucraina.
Molte nazioni africane non approvano la campagna occidentale di sanzioni contro la Russia e, per di più, nel continente vi sono alcuni paesi sull’orlo della carestia e altri colpiti dalla siccità: in una simile situazione di bisogno si ritiene difficile che i paesi africani si astengano dall’acquistare il grano fornito dalla Russia, quale che ne sia la provenienza.
Secondo l’Ucraina la soluzione al problema alimentare dell’Africa non è l’acquisto di grano saccheggiato, ma una maggiore pressione globale per porre fine al conflitto.