di Angelo Portale

[segue]

Il Dio sofferente è l’idea teologica fondamentale di Dostoevskij. Poiché Dio porta la sofferenza, l’umanità è liberata dalla sofferenza. Questa consofferenza dà senso alla sofferenza dell’umanità perché Dio col suo dolore sopprime metafisicamente quello umano.
In un certo senso si può anche dire che Dio, volgendosi contro se stesso per venirci incontro e quindi annullandosi, vive un momento di ateismo.
Nell’opera I fratelli Karamàzov Dostoevskij confuta l’ateismo di Ivan mediante quello superiore della teologia crucis: Dio va cercato nell’abbassamento. Se il dissidio è in Dio stesso ogni contraddizione non è prova della sua inesistenza, ma della sua esistenza. Dio si erge contro se stesso e si rinnega, non solo con lo svuotamento in Cristo, ma anche nel momento di negazione dovuto al massimo abbandono del Figlio sulla croce (cfr. Il Grande Inquisitore, in F. DOSTOEVSKIJ, I fratelli Karamazov, Einaudi, Torino 2005, 330-352).
Si può parlare di un vero e proprio “momento ateo della divinità”.
L’unica risposta al dolore è il Cristo sofferente: «Senza l’aspetto della sofferenza, cioè senza il Cristo e senza il redentore, si può dire che Dio perda la sua identità. Divinum est pati». Solo Lui può vincerlo veramente, radicalmente e definitivamente perché prendendolo su di sé e portandolo fino in fondo lo ribalta, lo esaurisce e lo estingue: «Quella terribile vicenda che nel seno di Dio è la sua lotta con se stesso, lungi dal distruggerlo, lo conferma nella sua coerenza, e ne espugna definitivamente ogni negatività […] e se questo argine di minima resistenza non s’è infranto al massimo urto, allora la negatività è stata vinta per sempre, e l’umanità è stata affrancata dal dolore» (cfr. L. PAREYSON, Ontologia della libertà, 203ss).
Quanto si mostra come il momento ateo della divinità si rivela essere invece il momento più teistico e, il culmine dell’impotenza, corrisponde così al massimo della Sua onnipotenza. La straordinarietà di Dio sta soprattutto proprio in questo: la piccolezza e lo svuotamento.