di Stefano Sannino


Il fatto che la nostra sia una societ
à dellinformazione non è certo un segreto. E dunque, come ogni informazione che si rispetti, anche quella che attraversa la nostra società, si fonda sulla comunicazione. Nel 2021 tutto è comunicazione: dalle notizie che riceviamo dai telegiornali, alle nostre abitudini di shopping che riceviamo dalle pubblicità, ogni cosa parte da un comunicatore e viene ricevuta da una platea più o meno ampia di pubblico.
Anche linformazione scientifica passa solitamente per i mass-media, attraverso le voci di alcuni individui di spicco della comunità scientifica particolarmente adatti alla televisione o ai social-media. Per farla breve, perfino linformazione scientifica ha abbandonato i libri e le biblioteche, per approdare nei palmari che teniamo quotidianamente in mano.
Non ci vuole certo un filosofo per comprendere che la crescente diffidenza verso la scienza è quindi una diffidenza che dipende principalmente da due fattori: in primis, il fatto che la conoscenza si sia trasferita sui mass-media e che chiunque, anche qualcuno non accolto dalla comunità accademica, possa essere acclamato come esperto sulla pubblica piazza; in secondo luogo, il fatto che evidentemente ci sia un problema di comunicazione tra la comunità scientifica e il pubblico che riceve le informazioni. Dopotutto, se fino al secolo scorso la scienza era riservata agli scienziati che avevano accesso ad unistruzione scientifica, con lavvento dei media questa disciplina ha cambiato pubblico di riferimento senza però cambiare le sue modalità comunicative. Se altre discipline, tra cui la stessa filosofia, sono riuscite a cambiare il proprio linguaggio comunicativo per raggiungere un pubblico più ampio e statisticamente meno colto, altrettanto non è stata in grado di fare la scienza che, nonostante gli sforzi lodevoli di alcuni scienziati-influencer, è ad oggi completamente inadatta ad essere compresa dal grande pubblico.
E, se il grande pubblico non comprende, allora condanna.
Se ci riflettiamo è perfettamente normale che con laumento dellinformazione gratuita sia aumentato anche linteresse che le persone provano a sentirsi espertedi qualcosa.
Cinquantanni fa la scienza era lasciata agli scienziati: questo perché, semplicemente, essa era qualcosa di lontano dalla vita di tutti i giorni ed era inutile per qualcuno fingere di essere un esperto di scienza. Ma oggi, la mania schizofrenica che ci porta a voler risaltare sui social media, ci induce anche a fingere di essere qualcosa che non siamo; e così, ogni giorno, nascono centinaia di nuovi scienziati autodidatti, virologi autodidatti, o medici reiettie cacciati dalla loro stessa comunità. E così linformazione non si muove più nelle Università o nelle biblioteche, ma sui post di Facebook o sui video di YouTube, nei quali la qualità viene sostituita da una fantomatica esclusività”.
Quanto più sono riservate ed assurde le cose che dici, quanto più il pubblico sarà portato a crederti. Perché dopotutto, tutti vogliamo fare parte di una elìte di eletti che sanno la verità.
Eppure, la verità rimane là dove labbiamo lasciata poco prima del nuovo millennio: sulla carta stampata, nella aule e nei laboratori universitari, nelle righe scritte dai grandi scienziati e pensatori di ogni tempo e di ogni nazione, lontana da quegli stessi post di Facebook o da quei TikTok che siamo invece abituati a venerare come informazione di nicchia.