di Daniela Buonocore

Ennesimo preoccupante segnale di siccità in Italia, la nostra Penisola infatti è vittima di una diminuzione drastica di acqua, già dal 2021. Per capire il dramma idrico al quale siamo sottoposti, basta osservare il Lago di Como, che attualmente presenta un afflusso d’acqua che si ferma al 53%, o il Lago Maggiore che ha un riempimento al 32%. L’Istat ha pertanto deciso di dedicare alla siccità un proprio capitolo annuale, un rapporto presentato venerdì 8 Luglio dal Presidente Giancarlo Blangiardo alle Camere, dove ha segnalato la presenza di una perdita di quasi il 70% di afflusso d’acqua del secondo Lago d’Italia dopo il Garda. Ma queste cause di crisi idrica non sono imputabili esclusivamente ai cambiamenti climatici, tra quelli che infatti vengono definiti dall’Istituto come “fattori di debolezza strutturale del sistema idrico italiano”, troviamo quelli che sono definiti “errori dell’acqua” in metodi di distribuzione. La nostra Italia infatti presenta purtroppo problemi di carenza di interconnessioni, infrastrutture non adeguate, perdite elevate dalla rete stessa, carenze di impianti di depurazione, sprechi eccessivi, dipendenza da risorse idriche superficiali e alta frammentazione gestionale. È ovvio che, messi tutti insieme, tali fattori rappresentano un quadro complessivo di significativa criticità idrica. L’ ISTAT invita pertanto a controllare anche quelli che sono gli errori di misura dei contatori e di osservare e ricercare gli allacci abusivi che rappresentano il 3% delle perdite, tanto che se osserviamo le indagini statistiche del 2020, possiamo osservare una dispersione nelle reti dei capoluoghi di provincia pari allo 0,9 miliardi di metro cubi, ovvero a 36,2% dell’acqua emessa in rete, con una perdita giornaliera pari a 41 m³ per Km di rete. La criticità che già alla fine del 2021 portava una riduzione del 10% rispetto alla media stimata tra il 1981-201, è notevolmente peggiorata nei primi 5 mesi del 2022 con una riduzione del 35%. Compromesse soprattutto in particolar modo il bacino idrico del Po, portate ampiamente al di sotto tra il 20 e il 35%. Il problema siccità non solo è sempre più frequente, ma sta diventando anche progressivamente troppo intenso e diffuso, e a soffrirne sono in particolar modo il settore agricolo, gli usi civili e le attività dei manifatturieri. Attualmente, l’approvvigionamento delle acque per settori produttivi e usi civili e la crisi idrica, è al centro dell’azione del Governo che dopo aver decretato lo stato di emergenza in quattro regioni, sta lavorando sull’emanazione di un decreto-legge ad hoc per poter nominare un commissario straordinario che possa semplificare le procedure per gli interventi mirati sulle infrastrutture idriche. Via anche al PNRR, un vero e proprio piano nazionale di ripresa e resilienza, che va a tutela del territorio e delle risorse idriche che con 4,38 miliardi (destinate a garantire la gestione delle risorse idriche), potrà migliorare la qualità ambientale delle acque marine e interne. Per poter attuare tale ristrutturazione, sono previsti 900 milioni destinati prevalentemente alla riduzione delle perdite idriche nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile, al monitoraggio delle reti e la digitalizzazione.