di Alessandro Giugni

Negli ultimi due appuntamenti di questa rubrica abbiamo imparato a conoscere Don McCullin attraverso l’analisi di alcuni dei suoi più noti lavori: la documentazione degli scontri tra greci e turco-ciprioti e l’undecennale reportage relativo agli orrori della Guerra del Vietnam.

Al ritorno dalla martoriata terra vietnamita e nonostante l’imponente novero di anni trascorsi tra orrori d’ogni genere, il fotografo britannico, temprato da un’infanzia profondamente segnata dalla violenza del quartiere Finsbury Park, non si tirò indietro quando gli venne proposto di coprire i disordini in corso in Irlanda del Nord.

A partire dalla fine degli anni Sessanta, il clima politico in questo territorio si era infuocato a causa della forte contrapposizione tra unionisti, i quali erano favorevoli alla sudditanza al Regno Unito, e nazionalisti, i quali, invece, miravano alla riunificazione dell’Irlanda. La goccia che fece traboccare il vaso fu la nascita dell’Irish Republican Army (meglio nota come IRA), un’organizzazione clandestina di stampo nazionalista. Essa diede vita a un’intensa operazione di guerriglia contro l’esercito britannico e la Royal Ulster Constabulary, la polizia nordirlandese, ritenute colpevoli di difendere gli interessi dei soli unionisti. Le forti tensioni culminarono in uno dei più tragici eventi della storia recente: il 30 gennaio 1972 un nutrito gruppo di giovani nazionalisti si riunì a Derry per protestare contro l’ingiusta norma, emanata dal Governo Unionista di Stormont, in base alla quale le forze di polizia, previa la sola approvazione del Ministro degli Interni, sarebbero state legittimate a imprigionare una persona a tempo indeterminato senza che fosse a tal fine necessaria la celebrazione di un regolare processo. Durante la manifestazione, i paracadutisti britannici, capitanati dal Colonnello Wilford, invece che limitarsi a disperdere la folla, aprirono il fuoco sui manifestanti, ferendone gravemente 26 e uccidendone 14. Un evento questo che verrà ricordato con il nome di Blood Sunday e che solo a 26 anni di distanza, nel 1998, verrà ufficialmente qualificato dal Governo del Regno Unito come un abuso di potere da parte dei militari britannici.

La pragmaticità e la volontà di testimoniare senza filtri gli eventi ai quali assisteva portò Don a realizzare un reportage che mostrò al mondo ciò che davvero era accaduto in Irlanda del Nord, contrariamente a quanto avrebbe voluto far credere la stampa inglese. Fu proprio grazie alla sua irriverenza e indifferenza nei confronti dei limiti impostigli dalle “esigenze di cronaca” che McCullin realizzò alcune memorabili fotografie: in una di esse possiamo osservare il Reggimento d’Anglia intento a caricare un piccolo gruppo di lanciatori di pietre; in un’altra due ragazzi, armati di soli bastoni, nascosti dietro a un muro in attesa di colpire alcuni militari britannici armati fino ai denti; in un’altra ancora, due soldati inglesi in uniforme trascinano per la strada un ragazzo che pochi istanti prima era stato da essi massacrato a colpi di mazza. Il minimo comune denominatore di queste fotografie lo troviamo nella capacità di essere di mettere in mostra senza filtri la sproporzione delle forze in campo, la quale risulta più che mai evidente in un dettaglio della prima immagine che abbiamo citato poc’anzi: a pochi metri dai soldati del Reggimento, sul lato destro del frame, una donna, sconvolta e terrorizzata, osserva la scena lanciando un grido di disperazione.

Valicando i confini della linea editoriale che avrebbe dovuto rispettare, McCullin finì per acquisire la fama di fotografo impiccione, incontrollabile, senza regole e fin troppo coraggioso per poter essere ufficialmente inviato in altri teatri di guerra dove, con la potenza delle sue immagini, avrebbe potuto portare alla luce scomode verità. E fu così che, quando nell’aprile 1982 il Governo argentino decise di invadere le Isole Malvine, dando inizio a quella che viene ricordata come “Guerra delle Falkland”, McCullin si vide negare dall’allora Primo Ministro Margaret Thatcher il permesso di imbarcarsi con la Royal Navy.

Appuntamento alla prossima settimana per l’episodio conclusivo dello speciale dedicato a Don McCullin.