di Giorgia Scataggia

JEREMY DEVE TORNARE A CASA

Trovarsi a dover affrontare difficoltà, ostacoli, traumi profondi e – prima o poi – subire ingiustizie, fa parte del destino di ognuno di noi. Ma è del tutto innaturale ed inaccettabile che questo succeda ad un bambino la cui innocenza dovrebbe essere sacra. Questa è la storia di Jeremy.

UNO SCENARIO DEGNO DI UN FILM POLIZIESCO

Jeremy ha perso la sua mamma, Macrina, a causa del cancro. Il papà non è presente nella sua vita ed è stato privato della responsabilità genitoriale. Il bambino aveva raggiunto un equilibrio grazie allo zio, Pietro Caccavale, che ci ha raccontato i fatti in diretta su Radio Critical Break.

Il 29 Luglio, una squadra di 8 carabinieri è arrivata a casa di Pietro per portare via il piccolo Jeremy, del quale oggi nessuno conosce la collocazione, sulla base della relazione di un’assistente sociale. Pietro ha avuto la lucidità di filmare tutto ed il video è diventato, in breve tempo, virale: “Jeremy era terrorizzato. I carabinieri hanno tentato di fare irruzione in casa, anche passando dall’appartamento della mia vicina. Hanno staccato luce e gas. Si sono comportati come se stessero per arrestare un criminale, noncuranti dell’incessante singhiozzare di mio nipote. A Jeremy non è mai mancato nulla, né in termini di affetto, né in termini economici”. A sostegno dello zio è intervenuta anche Isabella, la migliore amica della mamma del bambino: “A Macrina, alla diagnosi, hanno dato solo 15 giorni di vita. Da quel momento in poi, il suo unico pensiero era il destino di Jeremy. Destino che ha affidato al fratello Pietro, che è rimasto accanto a lei in ogni istante durante la sua malattia e si è sempre occupato del bambino. Erano una famiglia, una famiglia unita”.

LA TRATTA DEI BAMBINI.

Determinante l’intervento degli altri ospiti. L’Avvocato Carlo Taormina, al quale va il nostro plauso, ha offerto gratuito patrocinio a Pietro.
L’intervento di Paolo Roat, portavoce dell’Associazione Comitto dei cittadini per i diritti umani, ha chiarito le dinamiche di queste realtà: “L’80% dei bambini affidati alle case famiglia non ha motivo di trovarsi lì. Queste cooperative private che ruotano attorno agli istituti, per guadagnare, hanno bisogno di rimpiazzare immediatamente ogni bambino che esce. Parliamo di un business di oltre 5 miliardi, che da lavoro ad oltre 100.000 persone.”

“Questi prelievi coatti sono paragonabili a sequestri di Stato” ha aggiunto Francesco Falcone, presidente dell’Associazione Angeli e Demoni, Uniti per i bambini.

Noi de LaCritica ci impegniamo a diffondere e seguire il caso di Jeremy e tutte le altre segnalazioni che, quotidianamente, ci arrivano.