di Stefano Sannino

 

È un dato di fatto che la musica fa ormai parte delle nostre vite, dall’alba alla notte. Una perenne compagnia che risuona in continuazione dalle nostre air pad: mentre ci alleniamo, mentre passeggiamo ed in alcuni casi, mentre lavoriamo, la musica è la nostra perpetua amica, capace di farci gioire, a volte anche uno spunto riflessivo. 

Ma per quanto la musica possa oggi essere ritenuta indispensabile per molti di noi, nessuno riuscirà più a darle l’importanza datale da Friedrich Nietzsche, celeberrimo filosofo, saggista e scrittore tedesco, che mise la musica al centro di tutta la sua speculazione filosofica. 

Per Nietzsche la musica dunque non era importante solo da un punto di vista individuale ed emozionale, ma anche perché essa era in grado di delineare i due movimenti dell’animo umano – apollineo e dionisiaco – che vicendevolmente prendevano il sopravvento l’uno sull’altro, facendo sì che l’uomo in un momento fosse più connesso alla bellezza formale, ed in un altro momento fosse invece più attaccato alla tragedia. 

La visione estremamente tragica della filosofia di Nietzsche, ruota tutta intorno alla musica: è infatti la musica a creare quella dimensione tragica all’interno della quale è possibile per l’uomo esprimere il suo istinto dionisiaco. 

Il culmine di questa tragicità umana, troppo umana, si raggiunge con la musica di Richard Wagner, grande amico di Nietzsche ed unico compositore, a detta del filosofo, in grado di incarnare e suonare quello spirito della musica nella sua accezione tragica greca, proprio come a loro tempo riuscirono a fare Eschilo e Sofocle con le loro tragedie. La musica è dunque nel pensiero niciano, un veicolo della contraddizione umana, un mezzo attraverso cui possono esprimersi tutti gli istinti e tutte le predisposizioni dell’animo, tanto quelle volte al bello formale, quanto quelle volte all’ebbrezza del diniosiaco. In questo senso dunque, la musica era per Nietzsche l’unico strumento in grado di dare pienamente adito all’animo dell’uomo: questo è bene ricordare, mentre – ben più modernamente –  utilizziamo la musica più che altro per assuefarci alla vita.