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giovedì, 22 Febbraio, 2024

Fashion, omnicanalità e gamification. La parola all’esperta Letizia Bonelli.

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La grande battaglia dell’industria della moda per dominare il social commerce.

Con le strategie globali dei grandi marchi per tenersi in contatto con i consumatori e ovviare alla mancata presenza fisica in negozio, sarà fondamentale l’integrazione dei canali di comunicazione con quelli di vendita, mentre diventa centrale il ruolo delle piattaforme digitali. Ecco che cosa sta succedendo in Europa, America e Cina.

L’integrazione dei canali di comunicazione con quelli di vendita, un tempo gestiti separatamente, è attualmente al centro degli sforzi delle aziende della moda. I lockdown ripetuti hanno reso necessario esplorare nuovi modi per tenersi in contattato con consumatori da mesi privati della possibilità di una presenza fisica in un negozio. E così stiamo assistendo all’utilizzo pervasivo dell’e-commerce da parte dei nativi digitali (Gen Z, post 2000) come di coloro che i sociologi definiscono immigrati digitali cioè a dire i Millennials (1980-2000), ma soprattutto i Baby boomers che si stanno rapidamente adattando alla nuova situazione.

Più di recente all’e-commerce si è affiancato il social commerce e mentre sono in atto numerosi esperimenti di gamification. Questi vocaboli che nel loro insieme indicano la strada obbligata che tutti – a livello globale – provano a percorrere per recuperare il tempo (e i fatturati) perduti.

Dopo mesi di difficoltà nella vendita al dettaglio l’online è divenuto – per qualsiasi marchio moda – il primo luogo dove essere presenti. È qui che l’accelerazione delle vendite non si è mai fermata, ma intanto continua a crescere. Le aziende di e-commerce con il loro particolare modello di business, in cui lo scambio di beni viene dematerializzato, sono state tra le poche a beneficiare concretamente dalle condizioni generate dalla crisi. Il loro successo è garantito dall’utilizzo degli algoritmi, stringhe di codice che aumentano esponenzialmente la possibilità di far incontrare virtualmente consumatori e produttori.

A questo va aggiunto l’utilizzo dei Big Data: la loro combinazione abilita lo sviluppo di analisi che si vorrebbe capaci di individuare trend di consumo e prodotti di punta, fornendo la possibilità di attuare strategie ad hoc per suggerire (ma il vocabolo più calzante qui è invogliare) qualsiasi tipo di consumo: quello di una sneaker, di un libro o di un oggetto per la casa senza differenza alcuna.

Letizia Bonelli 
Giornalista
Esperta di web reputation

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