di Daniela Labadia

“È evidente che i cambiamenti climatici stanno già avendo un impatto sui diritti umani e che questo impatto si intensificherà nei prossimi anni”. Kumi Naidoo, Segretario Generale di Amnesty International.
Presso il tribunale di Roma si è aperto il primo procedimento contro lo Stato italiano che dovrà rispondere, in aula, delle sue responsabilità nel contrasto all’emergenza climatica.
Tra i ricorrenti, in tutto 203, vi è un’associazione italiana indipendente nata nel 2003, che si chiama A Sud, e che si occupa di conflitti ambientali, in Italia e in tutto il mondo, insieme ad altre 23 associazioni.
L’azione legale ha lo scopo di far dichiarare lo Stato italiano responsabile di inadempienza nel contrasto all’emergenza climatica. Si chiede, inoltre, di condannare lo Stato a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 92% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.
Lo zelo dello Stato italiano, nel rispettare gli impegni di contenimento della temperatura definiti nell’Accordo di Parigi, finora, è stato insufficiente.
L’Italia ha sottoscritto tutti gli accordi e strumenti internazionali riferibili alla lotta al cambiamento climatico: dall’UNFCCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), all’Accordo di Parigi, ai contenuti dei vari Report dell’IPCC, ai 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 ( Sustainable Development Goals) compreso il tredicesimo “ Lotta contro il cambiamento climatico”.
Lo Stato, di conseguenza, si è vincolato ad adempiere a tutta una serie di obbligazioni e a farlo in buona fede, sia verso gli altri Stati, come prescritto dalla Convenzione sul diritto dei Trattati e dal principio europeo di leale collaborazione (art. 4 n.3 TUE), sia verso i propri amministrati.
Esso è tenuto a tutelare il diritto umano al clima stabile e sicuro, in capo a ogni essere umano, ineludibile e necessario per il godimento di tutti gli altri diritti fondamentali “a beneficio della presente e delle future generazioni”.
Dato significativo sul quale riflettere è la temperatura media del pianeta, la quale è aumentata di circa 1.1 °C dal 1880 con forti picchi in alcune aree sempre più frequenti e acuti, accelerando importanti trasformazioni dell’ecosistema (scioglimento dei ghiacci, innalzamento e acidificazione degli oceani, perdita di biodiversità, desertificazione).
Su modello del percorso intrapreso dalla giustizia francese, anche in Italia, si muovono i primi passi contro lo Stato per non aver adempiuto ai propri obblighi legati alla tutela del clima.
La Francia ha tagliato le emissioni meno di quanto promesso e deve rimediare entro la fine del 2022 prendendo tutte le misure necessarie. Lo ha deciso il tribunale amministrativo di Parigi nella sentenza dell’ “Affaire du siècle”, il processo del secolo, come è stato battezzato dalla stampa transalpina.
Verranno accertate delle responsabilità anche in Italia?