di Alessandro Giugni

Nel precedente appuntamento di questa rubrica (clicca qui per leggerlo ) abbiamo intrapreso un viaggio alla scoperta della fotografia di uno dei più grandi Maestri di questo medium, Elliott Erwitt. In particolare, abbiamo focalizzato la nostra attenzione sulla mostra “The Family Man”, che portò  alla ribalta il talento dell’allora ventisettenne fotografo grazie allo scatto con il quale egli seppe cogliere, con disarmante abilità, la dolcezza della sua prima moglie intenta a osservare ogni singolo movimento della loro primogenita.
In quella fotografia, seppur scattata in giovane età, erano già presenti tutti gli elementi che distingueranno Erwitt da qualunque altro autore nel corso della sua carriera: la ricerca di istanti di vita quotidiana capaci, nella loro semplicità, di far emergere con lampante chiarezza ciò che di buono ogni essere umano ritratto ha in sé; la gioiosità del vivere e di godere di ciò che ogni singolo giorno è in grado di offrire; infine l’ironia, forse il tratto distintivo della lirica di Erwitt, un elemento questo che è stato incessantemente ricercato dal fotografo e che ha permesso alle sue immagini di trascendere le barriere poste dai gusti cangianti nel tempo e di essere apprezzate da molteplici generazioni di osservatori.
Biba Giacchetti, amica intima di Erwitt nonché curatrice di Icons, mostra romana svoltasi nel 2020, nella quale sono state esposte settanta fotografie di Elliott, ben ha saputo descrivere la grandezza di questo fotografo attraverso un interessante parallelismo: «In alcuni autori, che siano autori della musica, della fotografia o della parola scritta, la grandezza riesce a coincidere con la popolarità […]  Anche se quegli autori sono molto alti, sono in realtà comprensibili a tutti. È la ragione per cui tutti canticchiano l’arietta di Mozart e Per Elisa di Beethoven». E, a ben pensarci, ciò che rende inconfondibile la fotografia di Elliott è proprio la capacità, attraverso i suoi scatti, di parlare allo spettatore con un linguaggio universale, diretto, semplice e comprensibile a tutti. In un mondo dove il caos, gli orrori delle guerre che martoriano ogni angolo del pianeta e l’incertezza sembrano regnare sovrani, il romanticismo e la leggerezza dei racconti di Erwitt emergono con forza come la luce di un faro che squarcia l’oscurità della notte.
Un esempio su tutti di quanto poc’anzi esposto lo ritroviamo nella serie di fotografie dedicate a Marilyn Monroe. L’attrice americana viene immortalata durante i momenti di pausa nel backstage di un film (clicca qui per vedere un esempio di queste fotografie). A risultare disarmante è la “semplicità della bellezza” che Erwitt riesce a cogliere di una donna che, in ogni fotografia che di lei è stata pubblicata, è sempre risultata estremamente posata, potremmo addirittura spingerci a definirla “fredda e distaccata”. Le fotografie scattate da Elliott, al contrario, la vedono ritratta in accappatoio, rilassata, con un sorriso spontaneo, seduta su un divanetto intenta a leggere un libro (clicca qui per vedere la foto). Forse quegli insoliti, genuini, sorrisi di Marilyn sono scaturiti come naturale conseguenza di una ironica battuta di Erwitt poco prima di premere il pulsante di scatto.

Appuntamento alla prossima settimana con la terza parte dello speciale dedicato alla fotografia di Elliott Erwitt