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venerdì, 2 Dicembre, 2022

Il Rendiconto di Alan Patarga- IL GAS ITALIANO? LO VENDIAMO ALL’ESTERO E RESTIAMO AL FREDDO

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Due numerini certificano il fallimento di ogni politica energetica in Italia. E anche la vanità di qualsiasi sforzo per correggere la rotta. Perché nelle stesse ore in cui il governo Draghi – tuttora in carica per il disbrigo degli affari correnti e anche qualcosa in più – licenziava il Decreto Riscaldamenti (leggi: razionamenti), su una pagina interna del Sole 24 Ore un illuminante articolo metteva in fila cifre imbarazzanti.

Eccole: tra gennaio e agosto 2022 la produzione nazionale di gas naturale, ossia il metano che abbiamo estratto dal nostro suolo, è stata pari a 2,208 miliardi di metri cubi, in lieve flessione (-0,4%) rispetto al medesimo periodo del 2021. Complice l’impennata dei prezzi, quello stesso gas nel corso degli otto mesi presi in esame abbiamo pensato bene di vendercelo a peso d’oro all’estero, se è vero – com’è vero – che l’export di metano tra gennaio e agosto è stato pari a 2,332 miliardi di metri cubi, con un balzo del 238,3% rispetto a un anno fa. I dati sono ufficiali, del Dipartimento Energia del Ministero della Transizione ecologica.

E POI RAZIONIAMO

Tutto questo, mentre infuriava la corsa contro il tempo per riempire gli stoccaggi (ora sopra la quota critica del 90%), resa possibile dalla discesa in campo dello Stato che ha messo mano al portafogli pagando cifre stellari pur di non restare a secco. E mentre, sempre nello stesso periodo, l’Italia è riuscita ad aggiudicarsi ben due navi rigassificatrici sulle 12 disponibili in tutto il mondo.

Ma a che vale tanto sforzo, e dispendio di risorse, se la destra non sa quel che fa la sinistra? Il risultato è appunto questo ultimo decreto ideato dal ministro Cingolani, che fissa obiettivi di risparmio energetico che non sanno di austerity, ma che comunque segnalano la necessità di razionare il gas per il prossimo inverno. Con l’eccezione di ospedali e asili, oltre ad alcuni edifici particolarmente performanti sul piano del risparmio energetico, saremo tutti costretti ad abbassare le temperature di un grado: da 20 a 19 gli utenti domestici e gli uffici, fino a 17 per attività industriali e artigianali. Insomma: non staremo proprio al freddo, ma nemmeno al calduccio. E a lasciar intendere quanto fosse evitabile questa stretta c’è – ancora una volta – un numero: 2,7 miliardi di metri cubi. Quello che l’esecutivo uscente conta di risparmiare grazie a questi accorgimenti. Poco più di quello che abbiamo ceduto all’estero. Abbastanza per dire che il prossimo governo dovrà ragionare sui tempi lunghi, senza cedere a qualche piazza recalcitrante (leggi: Piombino) e al ricatto dei no-tutto. Serviranno rigassificatori, trivelle per riprendere a estrarre ben più di 2-3 miliardi di metri cubi di metano all’anno, e un nucleare che consenta al Paese di dipendere sempre meno dalle bizze energetiche di autocrati e alleati. Quei tre numeretti sono un promemoria formidabile.

di Alan Patarga

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