Nella Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, dal 1999 in poi, anno in cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite l’ha sapientemente istituita, credo, con fermezza, che affidare una campagna di sensibilizzazione e di informazione, prevalentemente, ad un tempo e ad uno spazio ristretti e ridotti, sia un’effimera e vuota illusione. E ritengo, risolutamente, che sia anche una risposta pericolosa per la vita di molte donne. È raggelante, rabbrividente e avvilente, soprattutto per chi, come me, lavora a stretto contatto e quotidianamente, con la violenza in tutte le sue forme e sfaccettature. I miei occhi incrociano, troppe volte, altri occhi, drammaticamente e ingiustamente, impauriti che non riconoscono, o forse mai hanno conosciuto, il volto leggiadro della libertà, quella pura e inviolabile che dovrebbe appartenere a tutti e a tutte. Una giornata dedicata alla lotta contro crimini e violazioni di genere è significativamente necessaria ma dovrebbe essere un di più, un complemento aggiuntivo a forme concrete, profonde e durature di cambiamento. La preziosità di un momento dedicato alla violenza di genere è un aiuto per rompere il silenzio che avvolge l’esistenza di donne che si donano stancamente, ad un certo punto, alla resa più totale, sprofondando spesso tra solitudine e senso di colpa. Si sentono sbagliate e prive di valore, sentono di non meritare nulla di più e, non poche volte, credono che sia normale e naturale vivere in totale sottomissione e in uno stato di paura infinitamente inglobante. In Italia, dall’inizio del 2021, tra gli omicidi registrati, 109 sono di donne, di cui 93 uccise in seno al proprio contesto familiare, di queste, 63 sono morte per mano del proprio partner o ex partner.   La violenza di genere non è, purtroppo, riscontrabile solo nelle situazioni di assassinio, essa sembra essere onnipresente poiché assume forme poliedriche oppressive, pervasive, subdole e spaventanti. È una violenza insidiosa e totalizzante che toglie il respiro e annienta donne che attraversano i propri anni e animi nelle barbarie di uomini che credono di avere il diritto di perpetrare abusi e maltrattamenti fisici, psicologici, sessuali. Atti violenti avvengono fra le mura domestiche, luoghi che, per definizione, dovrebbero essere la rappresentazione più autentica della sicurezza, dell’amore e della protezione di ciascuno, ma avvengono anche nei luoghi di lavoro, per le strade, in rete, nei luoghi dello sport e ovunque ci sia qualcuno che non è stato educato al rispetto, alla condivisione, alla socializzazione, alla libertà, all’amore, ai diritti universali. La violenza genera atrocità, sofferenze e negazioni. Essa va fermata sul nascere, con forza e veemenza, lavorando, concretamente e stabilmente, sull’educazione e sulla regolazione emotiva, sulla consapevolezza e sui condizionamenti culturali. Un’educazione e un’attenzione da dedicare a tutti, fin da piccolissimi e senza differenze di genere. Un lavoro capillare e coscienzioso che possa permettere una maturazione sana ed edotta, tale da ottenere, nel lungo periodo, un cambiamento radicale ed incisivo. Un cambiamento trasformativo dalle basi col fine di costruire una società che non rimane, inerme, ad assistere alla violenza come se fosse uno spettacolo, o come se si fosse impossibilitati all’azione realistica ed effettiva, ma che agisce tangibilmente. Una società che sa quanto gli stereotipi, i preconcetti e le parole, quelle fuori posto, possano pregiudicare e addolorare. Molte donne sono spettatrici delle proprie vite e, molte volte, sono educate alla resa fin da bambine, e neppure credono di avere dei bisogni o dei diritti. Non sono a conoscenza delle possibilità esistenziali che appartengono alle proprie vite. Non hanno conosciuto mai amore, neppure da bambine e per questo non accedono a se stesse, alla significatività del proprio valore come persone e come donne. Rimangono, angosciosamente, nel silenzio più disorientante e agghiacciante, senza forza e speranza. Sono donne che meritano un aiuto vero. Noi altri, pertanto, non possiamo nasconderci dietro false e semplicistiche illusioni, le magie non esistono e, anche se sono sorprendenti, non sono mai bastevoli, è per questo che onorare questa giornata istituzionale è doveroso e accattivante ma rischia, in taluni casi, di rimanere una partecipazione portentosa e affascinante destinata a svanire dopo il breve incantesimo. Occorre prepararsi ad andare oltre gli effetti magici per toccare con mano il dolore estremo e per cambiare lo stato dei fatti. Cambiare richiede forza, coraggio, vigore, rigore, lungimiranza e ribellione costruttiva. La rete e la collaborazione tra professionisti potrebbe essere un’efficace e concreta integrazione a quanto già viene fatto, per ridare a tutti e a tutte una vita degna di essere vissuta.   Dott.ssa Rosetta Cappelluccio
Psicologa Psicoterapeuta