di Gabriele Rizza

Non è solo sul fronte esterno che uno Stato esplicita la propria belligeranza in un conflitto, e anche in questo caso non basta limitarsi a “inviare armi” ad una parte in causa per dirsi di non essere di fatto ostili all’altra. La sostanza delle azioni adottate dal governo italiano vanno nella direzione di un coinvolgimento in guerra, perché sì, è vero che le armi servono agli ucraini per difendersi, ma pur sempre colpendo la Russia, che è l’altro belligerante in campo. Questa però è cronaca degli ultimi due mesi che gli italiani hanno sentito e risentito. Il fronte che però si è aperto di recente, è quello interno. Se già dallo scoppio del
conflitto il clima era quello della caccia al dissidente o al critico spacciato necessariamente per filo –putiniano, come il caso di Alessandro Orsini insegna, adesso l’attenzione al nemico interno è ufficiale: il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) ha avviato un’indagine sul cosiddetto gruppo di intellettuali, politici o influencer che mostrano pubblicamente le loro idee a sostegno della Russia. Insomma, un gruppo di persone di rilevanza pubblica che nel loro insieme andrebbe a costituire il partito Forza Russia, magari sovvenzionato tramite soldi dalle stesse autorità russe. Il fronte interno in tempi di guerra non è affatto una novità nella modernità. Se fino ai tempi dell’ancien règime, o poco oltre, il nemico interno poteva essere al massimo rappresentato da una parte della famiglia reale (un caso italiano è di quella parte liberale della famiglia Borbone favorevole ai Savoia), nella modernità si inseriscono i mass media, le Università, i partiti, e le associazioni, ossia tutte quelle forme di riunione, associazione e Istituzioni tipiche della società di massa. Ad esempio, durante la Seconda Guerra Mondiale, i cittadini giapponesi che lavoravano negli USA furono espulsi per il pericolo di spionaggio e propaganda. Ed è proprio dagli Stati Uniti che arriva la forma più moderna di lotta al nemico interno: il maccartismo, atteggiamento
politico-amministrativo assunto durante i primi anni della Guerra Fredda. La politica del senatore Joseph McCarthy setacciò l’ambiente scientifico, Hollywood e i sindacati per scovare personaggi “influenzati” dalla propaganda sovietica o direttamente al servizio dell’URSS. Furono anni di numerosi processi penali, carriere spezzate, associazioni messe a silenzio. Il pericolo che il maccartismo prenda forma in Italia sotto altre vesti, seppur più moderate o semplicemente da show, come la pubblicazione di una lista di filo putiniani pubblicata dal Corriere Della Sera, deve mettere in allarme la libertà di espressione e d’informazione. Il governo italiano ha tutto il diritto di condurre delle indagini essendo di fatto schierato in questa guerra in Ucraina, ma un conto è prevenire una longa manus russa, un altro è controllare chi ha la sola colpa di avere una propria visione, e non importa che sia per avere celebrità o ideologia. Ad ascoltarli o no decideranno gli italiani cambiando canale o cambiando pagina, ma non il governo, non la RAI.