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domenica, 16 Giugno, 2024

Effetto post Covid: aumentano i casi di sindrome di Münchhausen

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di Veronica Graf

La sindrome di Münchhausen è un grave disturbo psicologico: le persone affette fingono una malattia, un trauma psicologico o incidenti per attirare attenzione, compassione e simpatia verso di se stessi.

In un momento di forti disagi psicologici a causa della pandemia – purtroppo – da chi è affetto da questa patologia viene usato anche questo pretesto per simulare sintomi. La persona che soffre della sindrome di Munchausen esaspera o inventa di essere affetto da qualcosa, inscena addirittura incidenti e simula malattie.

Lo scopo? Attirare attenzione, conforto e compassione.

Per avallare la messa in scena, la persona che ne soffre può sottoporsi a trattamenti medici, degenze ospedaliere o addirittura operazioni non necessarie. Queste persone assumono il ruolo di malato per soddisfare un bisogno psicologico di attenzioni, definito appunto sindrome di Münchhausen. Tale disturbo è del tutto differente dall’ipocondria in quanto chi soffre di ipocondria è vittima di sintomi psicosomatici mentre chi è affetto dalla sindrome di Münchhausen simula intenzionalmente i più disparati sintomi oppure se li procura intenzionalmente.

Chi ne è affetto non è a caccia di sostegno economico (come chi simula un infortunio sul lavoro o un incidente stradale per ottenere un indennizzo assicurativo) ma è a caccia di un catalizzatore emotivo per convogliare su di sé sguardi compassionevoli, amore e cure. La simulazione non è solo teatrale, chi soffre di questa sindrome è un ottimo attore ma può spingersi oltre fino ad assumere sostanze atte ad alterare test clinici o a causare la comparsa di determinati sintomi.

Il corpo diviene lo strumento preferito per richiamare attenzione e cure. La persona può arrivare ad assumere tossine o farmaci atti a causare vomito, eruzioni cutanee e sintomi di diversa natura. La causa esatta non è nota. I ricercatori ritengono che il seme di tale sindrome possa risiedere nello sviluppo infantile.

Tra i fattori di rischio sono annoverati traumi infantili, essere cresciuti con genitori affetti da gravi malattie (soprattutto di natura fisica), aver sperimentato in prima persona una grave malattia durante l’infanzia, ambizioni professionali fallite in ambito medico… Gli operatori del settore sanitario sembrerebbero più a rischio di sviluppare tale sindrome.

Anche se la causa è ignota, quando si indaga nel passato di chi soffre della sindrome di Münchhausen, viene fuori una storia di deprivazione precoce. Il bambino non ha una memoria né un bagaglio.

Realizza il suo bagaglio raccogliendo elementi dall’ambiente in cui vive: le mura domestiche e il rapporto con i genitori. Le deprivazioni precoci potrebbero creare terreno fertile per la genesi di questa sindrome. Madri assenti (a causa del lavoro o a causa di una malattie invalidante) o anaffettive o una madre affettuosa ma emotivamente distante sono le situazioni per cui un un bambino può iniziare a sentire dei disagi interiori che manifesterà più avanti.

Un’avarità di affetti fa sentire il bambino incompleto, sottratto di cure e di attenzioni e così da adulto vuole riscattarsi. Come premesso, il bambino costruisce il suo bagaglio a partire dall’ambiente domestico in cui vive. Nel caso della sindrome di Münchhausen l’adulto rimane nel perenne stato di frustrazione, una fase reattiva in cui il soggetto sente il bisogno di riscattare le cure e le attenzioni che gli sono state negate. I pazienti affetti dalla sindrome di Münchhausen sono alla perenne ricerca di ciò che gli è stato negato perché la malattia è l’unico modo che conoscono per sentirsi amati e visti dal mondo.

Anche un bambino che ha vissuto una malattia durante l’infanzia può sviluppare questa sindrome quando non elabora bene ciò che sta vivendo. La malattia può essere vista come mezzo compensativo per ottenere amore. Questo è particolarmente vero se il bambino ha fratelli coetanei: quando il bambino fa comparazioni, può notare che gli altri bambini della sue età escono e hanno privilegi che lui non ha (a causa della malattia).

Tuttavia la malattia gli dà accesso a cure extra e sulla base di queste informazioni mal elaborate, finirà (da adulto) per ricreare uno scenario in cui è malato e ha bisogno di cure. In entrambi i casi l’adulto avrà un tono affettivo connotato da superficialità emotiva: da bambino non ha avuto la possibilità di sviluppare un’affettività profonda.

Esistono diversi approcci psicoterapeutici/psicoanalitici. In entrambi i casi, se il soggetto è a rischio di procurarsi gravi danni, è richiesto il ricovero psichiatrico con un controllo costante. La cura del paziente dipende anche dalla comorbilità e dalla presenza di un eventuale disturbo di personalità di sottofondo.

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