di Elisa Ielpo

Forse non tutti lo sanno, ma ognuno di noi ha un debito. Non un debito monetario ma non per questo meno gravoso. Nonostante il prezzo da pagare sembri invisibile, il suo impatto incombe fortemente sulla qualità delle nostre vite: si tratta del debito ecologico. La definizione è semplice, diretta, immediata, ma racchiude in sé un concetto molto articolato, che si declina in modi e tempi diversi ma correlati tra loro. Innanzitutto, il debito ecologico è rivolto al futuro, e fa riferimento ai danni ambientali irreversibili che erediteranno le nuove generazioni. In secondo luogo, il debito ecologico ha un’accezione storica e si lega allo sfruttamento di territori e risorse che i paesi del Nord del mondo hanno perpetrato ai danni di quelli del Sud, provocandone la distruzione del patrimonio naturale, paesaggistico e antropologico. In ultima analisi, il debito ecologico è qualcosa che influenza fortemente il nostro presente e ci coinvolge direttamente: è il debito che abbiamo nei confronti del nostro pianeta. Infatti, ogni anno e con un’incidenza sempre più notevole, l’uomo sfrutta più risorse di quelle che la Terra è in grado di fornire e di riprodurre. Per questo motivo, con cadenza annuale, il NEF ( New Economics Foundation) e il GFN (Global Footprint Network) misurano l’ “Ecological Footprint” (impronta ecologica) del genere umano: calcolo che indica il rapporto tra il consumo umano delle fonti naturali ( terreni coltivabili, da pascolo, boschi e foreste, acque) e la capacità della Terra di rigenerarle e di assorbire le emissioni e i rifiuti prodotti dall’uomo. In base ai risultati ottenuti si può misurare per quanti giorni la biocapacità terrestre riesce a sostenere la richiesta umana e stabilire, sia su scala mondiale che nazionale, quello che viene definito “Earth Overshoot day” (Giorno del Superamento Terrestre), ovvero il giorno nel quale vengono consumate interamente le risorse prodotte dalla Terra nell’intero anno. Nel 2021 la giornata mondiale del debito ecologico è stata stimata il 29 luglio. Questo vuol dire che ad oggi l’umanità sfrutta l’equivalente di un pianeta e mezzo. Sono i paesi più ricchi i responsabili del maggior consumo della biocapacità globale. Anche l’Italia sfrutta i proventi della terra al di sopra della soglia consentita. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista scientifica inglese “The Lancet” sull’utilizzo cumulativo delle risorse per paese negli anni 1970-2017, la nostra nazione, con il 3% del consumo eccessivo di risorse globali (corrispondente a 31,5 miliardi di tonnellate di risorse in eccesso) detiene l’ottavo debito ecologico più grande del mondo. Quest’anno per gli italiani l’Overshoot day scatterà il 12 maggio: da quel momento in poi la Penisola, esaurite le risorse del 2022, comincerà a intaccare, con sette mesi di anticipo, quelle del 2023. Il WWF lancia l’allarme: di questo passo, tra meno di dieci anni, due pianeti non saranno sufficienti rispetto alla richiesta dell’intera umanità. È necessaria un’inversione di tendenza, sia a livello individuale che collettivo: cambiare stili di vita rendendoli maggiormente sostenibili e ridurre al minimo le emissioni di CO2 sono le nuove sfide cui siamo tutti chiamati per preservare il nostro pianeta e prenderci seriamente cura del posto in cui viviamo.