di Angelo Portale

Ripropongo, rivista, una riflessione di qualche anno fa.
«Dio ha fatto bene ogni cosa», dice il Vangelo.
Ci vuole la fede che sa credere anche sulla croce per professare queste parole. Sono tanti gli eventi che possono dirottarci verso la sua perdita, verso prese di posizioni come: Dio non esiste, Dio è impotente, Dio è cattivo, ecc.

È più che altro la ragione che fa i suoi calcoli e quando non corrispondono alle sue attese, speranze, previsioni, desideri, conclude con risultati matematici. La ragione ragiona così. È calcolatrice. Noi però non siamo solo esseri dotati di ragione, intesa come razionalità che deve far quadrare i conti. Noi siamo esseri dotati di intelligenza. In questo caso lintelligenza è una facoltà più alta e più ampia della ratio. Lintelligenza, da inter-legere, è la capacità di comprendere, intendere, leggere-tra, distinguere-tra, scegliere-tra, comprendere-nonostante.
Noi, di fronte al reale, interpretiamo sempre. Le nostre sono solo interpretazioni, sempre solo interpretazioni, più o meno vicine alla realtà, ma sempre ermeneutiche di essa. Tali interpretazioni sono frutto dello status della ragione attuale di quel momento, condizionata (positivamente o negativamente) anche dalle esperienze, dal passato, dalleducazione ricevuta, dallo stato danimo, insomma: dalla forma mentis.
Ora, visto che le nostre sono interpretazioni e, visto che invece della mera ratio possiamo usare lintellectus per leggere dentro la realtà, perché non proviamo a comprendere i fatti scegliendo chiavi di interpretazioni funzionali alla nostra serenità e con lintelligenza del cuore? Non si tratta di mettere la testa sotto la sabbia, né di inventarsi interpretazioni ingenuamente ottimiste. Si tratta di poter dire: «Dio ha fatto bene ogni cosa». Di poterlo dire non per fare un piacere a Dio ma per restare ancorati a Lui, per non perdere la speranza, per coltivare la fede, per restare su vibrazioni energetichedi gratitudine e benedizione.
Per me, dire tali parole o, meglio, professarle verso me stesso, significa cambiare innanzitutto la mia concezione di bene. Non è bene solo ciò che mi gratifica. Non è bene solo ciò che mi lascia comodo. Non è bene solo ciò che va secondo le mie prospettive, secondo i miei calcoli. Io sono solo una semplice creatura, Dio è il creatore. Io spesso non so governare neanche la mia vita, Dio governa luniverso intero e la storia universale. Si impara da Dio a capire quale è il vero bene. Bene allora è tutto ciò che mi fa crescere, che mi aiuta ad espandere la coscienza, che mi fa amare di più, che mi rende più paziente, che mi rende più uomo. La croce, secondo una mera prospettiva umana, è uno scandalo, uno strumento di tortura ma, per come si erano messe le cose nel mondo degli umani, è diventata salvezza. Se Dio fa bene tutte le cose allora per me significa guardare tutto, grazie alla luce della fede, sotto la prospettiva delleternità che ridimensiona ogni presente, sia esso doloroso, sia esso gioioso; ogni passato, ogni futuro.
Per non smarrirsi serve un punto di riferimento stabile mentre tutto muta.
S. Agostino scrisse: «Se Lui non fosse stabile, mentre noi erriamo, non sapremmo dove ritornare».