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venerdì, 2 Dicembre, 2022

#conosciiltuosguardo. Avere l’intima presunzione di essere giusti (Pt. II)

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Cos’è la giustizia secondo Dio? L’insieme di verità e misericordia. Di verità, non per condannare ma per salvare. Di verità, non per accusare ma per aiutare, per aprire gli occhi, per proteggere. Di misericordia, perché il vero amore è anche sempre misericordioso. La giustizia per Dio è, inoltre, non il sentirsi giusto (come fa il fariseo) ma il giustificare l’altro. L’uomo giusto non è colui che non sbaglia mai ma colui che sa perdonare, sa giustificare, sa comprendere, sa e vuole «aggiustarsi alla volontà di Dio», diceva una persona molto illuminata.

Da un punto teologico l’uomo non può giustificarsi da solo. È Dio che lo giustifica, per grazia, solo per grazia. Solo Dio è giusto e lo è perché ama. Non c’è giustizia se non nell’amore e nella verità. È il pubblicano che tornerà a casa giustificato non il fariseo, perché questi già lo aveva fatto da sé. Non ha chiesto a Dio di essere giustificato. Torna a casa con la sua giustificazione non con quella di Dio. Farsi giustificare da Dio vuol dire voler essere salvati. Giustificarsi da soli è condannarsi a non sbagliare mai.

3. Disprezzare gli altri. Il disprezzo è un deprezzamento del prezzo di una cosa, del suo valore. Disprezzare vuol dire non stimare, come si conviene, qualcosa\qualcuno. È quindi una bugia, una menzogna, su ciò o chi si disprezza. Chi può conoscere veramente il valore infinito dell’anima di ogni uomo? Forse l’uomo stesso? Assolutamente no. Ecco perché nessun uomo dovrebbe disprezzare un suo fratello. Solo Dio conosce il valore di ogni uomo, il suo prezzo. Egli, per riscattare gli uomini, ha pagato il prezzo del sangue del suo Figlio. È questo il valore di ogni uomo. Con quale diritto – noi – ci assumiamo la pretesa di disprezzare gli altri? Di sentirci moralmente superiori?

Disprezzare gli altri è bestemmiare Dio, falsificare il valore dell’altro e l’opera di Dio che ciascuno di noi è.

Come poteva Dio accettare la preghiera del fariseo visto il suo atteggiamento e le sue parole? Vista la sua superbia e la sua presunzione? Vista la sua spietatezza nell’accusare e disprezzare tutti gli altri? Il fariseo, dice il Vangelo, si esalta. Il pubblicano invece è umile. È l’umiltà la prima cosa che ci giustifica di fronte a Dio, non la nostra presunta bravura. Dio, della nostra bravura, se non siamo umili, non sa che farsene. L’umiltà è la capacità di conoscersi, di sapere di essere una semplice creatura, di accettarlo, di essere se stessi nella verità verso il bene, non solo nelle proprie convinzioni personali. Le nostre convinzioni possono essere sincere perché esprimono quello che sentiamo o pensiamo ma non è detto che siano giuste al 100%. La verità è qualcosa che sta sopra la sincerità.

Che il buon Dio ci aiuti a non cadere nella presunzione del sentirci o pensarci giusti; a non cadere nel satanico atteggiamento di accusare gli altri.

di Angelo Portale

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