di Cristina Florenzano

La guerra in Ucraina e la minaccia alla sicurezza energetica che ne deriva stanno obbligando molti Paesi e popoli a riconsiderare le politiche adottate in questo campo. La reazione a catena così scatenata trova già pronta l’Unione Europea. Infatti, la Direttiva RED II riconosce le comunità energetiche come soggetti giuridici privati, senza scopo di lucro, cui possono partecipare singole persone, aziende e Comuni. In tal modo, è possibile praticare una sinergia virtuosa tra enti pubblici e privati. Con le comunità energetiche energia e democrazia diventano compatibili. Questi modelli, infatti, possono portare a effetti rivoluzionari. Esempio pratico ne sono le comunità energetiche già nate in Europa e in Italia nel corso dell’ultimo anno. Più comunità locali hanno avviato progetti grazie al contributo di gruppi di ricerca universitari che hanno sperimentato localmente nuovi modelli di gestione e governo dell’energia. Le Cer si sono costituite sotto forma di associazione  tra cittadini, attività commerciali o imprese che decidono di unire le forze per dotarsi di impianti per la produzione e condivisione di energia da fonti rinnovabili e alla quale i soci hanno aderito con una minima quota di iscrizione. Il Comune, referente della comunità, rappresenta colui che produce e consuma energia: condivide l’energia prodotta e non auto consumata dal municipio con gli altri soci. Quest’ultimi, sono tutti collegati alla stessa cabina secondaria di trasformazione. Il Gestore dei servizi energetici (GSE) eroga una tariffa incentivante definita in base alla quantità di energia prodotta e autoconsumata. Il consumo è monitorato da dispositivi elettronici che registrano il consumo di energia e comunicano le informazioni al fornitore.  Diverse piccole e medie imprese del comparto agricolo hanno deciso di unire le forze e realizzare delle Cer. In questo’ultimo caso, la nuova modalità di produzione e distribuzione dell’energia permette da un lato di evitare il rilascio in atmosfera di diverse tonnellate di CO2 all’anno, grazie all’energia rinnovabile prodotta dagli impianti di rinnovabili, dall’altro di generare vantaggi economici per gli associati, in termini di incentivi economici statali alla produzione e condivisione di energia da fonti rinnovabili.
Una nuova stagione economica per l’Italia passerà per progettualità di questo tipo, utili a valorizzare le risorse naturali del territorio (sole, vento, mare) all’interno di progetti di rigenerazione sociale e urbanistica.