di Martina Grandori

Oggi, 25 ottobre, è il World Pasta Day, la giornata mondiale della pasta, un’idea dell’ Unione Italiana Food e dalla IPO (International Pasta Organisation) per celebrare uno dei cibi più iconici al mondo, quest’anno alla ventitreesima edizione, la prima a Roma nel 1995. Ma perché parlare della Giornata mondiale della pasta? Perché in un momento di profondo degrado culturale, dove solitudine, fretta e cattiva qualità del cibo si accompagnano a braccetto ad una grande fetta di popolazione, è lo spunto giusto per riflettere sul linguaggio del cibo. Avendone ormai a disposizione moltissimo e di moltissimi generi e in molte vesti, non pensiamo più al suo significato più sacro. 

La convivialità è stata sostituita dai gropponi dell’aperitivo, dal drink con stuzzichini in compagnia dei colleghi di lavoro, del concetto di sedersi a tavola, del comunicare, dello scambio di idee nemmeno a parlarne. E allora ecco che la giornata della pasta nella sua leggerezza, per chi ha voglia, riporta sotto i riflettori un’idea semplice, antica, la cultura dello stare insieme. La ricetta di una pasta diventa un piccolo patrimonio, una ricchezza da condividere con chi si ha il piacere di avere seduti vicino, cum-vivere, quel vivere insieme, condividere come dicevano i saggi latini. In questa sua assoluta semplicità – la pasta è un piatto di elementare preparazione, forse fra i primi che i ragazzini iniziano a prepararsi in autonomia – sta tutta la sua natura universale, tradizionale ma contemporanea, basica ma anche complessa; gli spaghetti sono delle abitudini alimentari ormai globalizzate, basti pensare alle tagliatelle al ragù, presenti nei menù di mezzo mondo. 

La pasta, nonostante quelle diete assennate che dichiarano guerra al carboidrato bandendolo, è sempre uno degli alimenti principe della Dieta Mediterranea, quel, semplice e genuino protocollo, così perfetto da  diventare Patrimonio Mondiale Intangibile dell’Umanità”, riconoscendo a questa dieta un “insieme di pratiche tradizionali, conoscenze e competenze, tramandate di generazione in generazione, capace di fornire un senso di appartenenza e di continuità per la popolazione di riferimento”.

Dietro ad un cibo come la pasta, attorno alla tavola, ci sta il mondo, ci sta la storia della cultura nostrana, quel cum-vivere che mette sullo stesso piano il vivere insieme e il mangiare insieme. Ecco perché oggi ha un significato speciale il World Pasta Day, sia che si tratti di carbonara, di cacio e pepe, amatriciana, pesto, di pinzocheri, di pasta e fagioli o paste e ceci, di orecchiette alle cime di rapa o di spago alle vongole o al trionfante pomodoro, la pasta è amore per il territorio, amore per il cibo, amore per gli ospiti della propria tavola a cui si regalano tempo e dedizione. Alla faccia di tutte le catene di fast-food e cibo preconfezionato.