BYE BYE FIAT. I perché (economici) di un addio

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La notizia è che Fiat ha deciso il suo futuro. E’ diventata grande e si propone al mercato come player globale. Si chiamerà infatti FCA il soggetto nato dalla fusione tra Fiat e Chrysler e l’acronimo sta per “Fiat Chrysler Automobiles”.La sede legale, seguendo uno schema già utilizzato per CNH Industrial (macchine movimento terra del Gruppo Agnelli), sarà posta in Olanda, con importanti vantaggi per gli azionisti.

Infatti, là si hanno  benefici societari e fiscali; tra i principali vi sono le azioni con privilegi diversi, il risparmio in tasse ed il doppio diritto di voto, che, anche con quote azionarie non altissime, blinda di fatto il controllo della società. In Olanda, poi, i dividendi non sono tassati a differenza dell’Italia, dove sono esenti solo per il 95%, mentre sul restante 5% si versa al Fisco un’imposta del 27,5%. In pratica,  corrisponde ad una differenza di aliquota di imposta dell’1,375%  a sfavore dell’Italia che, sui grandi numeri, non è trascurabile. Essere nei Paesi Bassi significa anche pagare meno royalties sui marchi e sui brevetti (non è un caso che molte case del lusso abbiano posto là la propria sede delle società proprietarie dei marchi), oltre ad avere a disposizione una serie di accordi con Paesi esteri sulla doppia imposizione più numerosi rispetto a quelli siglati dall’Italia.


FIATLa sede fiscale sarà a Londra, anche qui per evidenti vantaggi fiscali, in quanto la “corporate tax” nella perfida Albione quest’anno scenderà dal 22%  al 21% e già si sa che nel 2015 subirà una ulteriore diminuzione al 20%, ancora più vantaggioso che negli Stati Uniti. In Italia siamo dal 50% in più sino circa al doppio.
Il Gruppo automobilistico lascia intendere che questa tassazione più favorevole sarà utilizzata per i dividendi maturati all’estero, ma che “questa scelta non avrà effetti sull’imposizione fiscale cui continueranno ad essere soggette le società del Gruppo nei vari Paesi in cui svolgeranno le loro attività” .Vedremo poi al lato pratico. Però, la tentazione.Messa a posto la testa, sperando che il cuore rimanga in Italia, il portafoglio, invece, come logico peraltro, sarà oltre oceano. Infatti FCA sbarcherà a Wall Street molto probabilmente il prossimo Ottobre, con un rapporto azioni Fiat contro azioni FCA 1:1, mentre, il titolo Fiat a Piazza Affari sarà tolto dal listino e si ripresenterà qui  con caratteristiche di mercato secondario con la muova entità.

Con un occhio al nostro Paese, rileviamo ancora lo strabismo imperante, visto che a fronte di tutto ciò, il Primo Ministro Letta non pare trarre nessuno spunto di riflessione volto a cercare di ridurre il gap con gli alti Paesi e si limita a commentare che “Quello che conta sono i posti di lavoro” preoccupandosi così di questi anziché dei lavoratori, in perfetta sintonia con i nostri sindacati. Non sappiamo a voi, ma a noi fa uno strano effetto, dopo aver esposto il progetto FCA che guarda al Mondo ed ha un grande respiro, osservare invece l’Italia. Ci sembra che l’orizzonte diventi molto più ristretto, grigio, provinciale e che manchi persino l’aria.
Ci torna così alla mente che, in perfetta sintonia con il pensiero di molti qui nel nostro Paese, il Papa riesuma una vecchia frase che si sperava sepolta per sempre:  “il denaro è lo sterco del Diavolo”.

Ecco dunque che, per una strana concezione che alligna in Italia, le aziende sono da molti viste come delle organizzazioni di carità e non dei soggetti economici votati al profitto, (vocabolo guardato con sospetto, se non addirittura con disprezzo, da diversi concittadini) e che invece è necessario per competere; è chiaro che conseguentemente le società fanno le loro scelte in base a queste logiche come ha fatto appunto gruppo ex-Fiat: ha seguito criteri coerenti con il proprio essere impresa. Certo, si può dire che per moltissimo tempo ha perseguito una politica di pubblici debiti e privati profitti, quando ha utilizzato a piene mani lo strumento per la cassa integrazione, senza contare leggi fatte ad hoc per favorirla e altri provvedimenti che le hanno permesso nel tempo, di vivere senza competere sino in fondo con la concorrenza.

Si spera che ora queste logiche saranno man mano abbandonate e, anche se a caro prezzo in termini di sistema Paese, finalmente la nuova FCA possa camminare pienamente sulle proprie  gambe senza sussidio alcuno. D’altronde l’Italia è ammorbata da un Fisco che ragiona partendo dal presupposto che tu sia per default un evasore, dove  per questo l’onere della prova è invertito, in contrasto con il resto del mondo occidentale, oltre che con il diritto e la logica, dove rimane sotto traccia una concezione antistorica socialista della società, dove tutto è iper regolamentato, con il risultato che sicuramente si finisce per violare qualche norma che ti è sfuggita, che comunque ciò ti obbliga a distrarti pesantemente dal tuo core business per dedicare risorse e tempo ad assolvere ai mille obblighi cui sei costretto, dove la burocrazia ti blocca qualsiasi iniziativa e ti fa perdere tempo e danaro, oltre che opportunità di business, dove una Giustizia non ti dà certezze né di tempi né di risultati, in perfetta linea con il fatto di essere espressione di una entità statale, (perché infatti dovrebbe esser meglio del resto dello Stato?), dove politica e sindacati sono rimasti ancorati, soprattutto a sinistra, a 30-40 anni fa ed ecco perciò che la Fiom attacca FCA e parla di «delocalizzazione», non riuscendo a fare altre considerazioni più logiche e pertinenti.


Siamo veramente presi da profondo sconforto e non riusciamo a vedere una via di uscita per l’Italia  da questo tunnel in cui siamo piombati.
Abbiamo giovani ad alta scolarizzazione che ormai, se appena sono un po’ in gamba, migrano per altri lidi e notiamo che vengono sostituiti da immigrati che ne hanno bassa o nulla, con la  Chiesa e sinistra che continuano imperterriti, nonostante ciò e la crisi,  a voler aprire ulteriormente le porte a questi disperati, con il risultato abbiamo già mezzo milione di disoccupati tra gli immigrati regolari. (Su quelli irregolari, stendiamo un pietoso velo).

Ci chiediamo che Italia ci aspetta, se continuiamo così.
Sospettiamo che di questo passo, se non si dà una decisa e robusta svolta, prima di tutto di mentalità, oltre che ovviamente di provvedimenti pratici, nel nostro Paese rimarranno solo i pensionati, le persone di scarsa qualità, i dipendenti pubblici, coloro che gravitano attorno alo Stato, (il 52% dell’economia dipende direttamente o indirettamente da esso), almeno sino a quando non fallirà, i politici e questi sindacati con lo sguardo volto a quaranta anni or sono.
Concludiamo con una nota di colore: sui social network si sono moltiplicate le battute a sfondo erotico giocate sul fatto che leggendo in Italiano la sigla FCA, si ottiene un risultato sorprendente. Chissà se i vertici del gruppo automobilistico hanno considerato questa deriva.
Dobbiamo per forza consolarci, si fa per dire, con cose di questo genere, oppure finalmente potremo sperare in un Italia migliore?

Fabio Ronchi

BSolutions