di Abbatino

Ursula, Ursula e ancora Ursula. La Von der Leyen e la pletora di burocrati ci riprovano a cacciare il Natale dalle nostre tradizioni. Diremmo noi, “S. Natale di Gesù”. Ma potremmo essere offensivi verso qualcuno. Se poi aggiungiamo Maria, allora l’UE ci fa quasi passare per blasfemi. Sembra fantascienza, invece, nell’anno del Signore, appunto, 2021 d.c., che sta a significare “dopo Cristo”, di Cristo l’euro burocrazia non vuole parlare. Dopo una levata di scudi di una fetta rilevante delle forze politiche sovraniste e conservatrici, sembra che abbiamo già fatto marcia indietro. Si tratta del famoso, o famigerato, documento intitolato Linee guida per una comunicazione inclusiva, individuato per i dipendenti e dirigenti dell’Unione Europea. Ergo, se sei Cristiano evita comunque nel periodo natalizio frasi che possano riferirsi al Natale. Un’assurdità. Un’ottusità. Un controsenso. Ma intanto ci provano, a farci pensare che la nostra identità sia neutra e che l’Europa non abbia una storia. Gli europei? Neppure loro ce l’hanno. Se non fosse la più alta carica dell’Unione verrebbe da sorridere. Invece è l’ennesima prova della follia relativista che avvolge il vecchio continente, sempre più privo di radici per precisa volontà di chi lo governa. Cancellare festività che uniscono per aprirsi a entità indefinite politically correct asfittiche, fino a bandire i nomi cristiani, rappresenta un delirio intollerabile. Prima ti vogliono togliere dalla comunicazione, domani vorranno cancellarti del tutto. Se questa è l’Europa, c’è solo da vergognarsi di far parte di questa entità politica amministrativa che cerca di annientare la religione e le tradizioni che hanno reso grande questo continente. L’Europa è una cosa, l’Unione Europea un’altra. Ursula, comunque, anche per te, sarà un Buon Natale.